Sicilia, Qui Palermo

La sfida di Zahavi: "Ora tocca a me"

Dopo la cessione di Pastore, tocca al talentino israeliano far sognare i tifosi rosanero: "So che la gente si aspetta tanto, so che mi paragoneranno al Javier ma sono pronto a dimostrare in campo il mio valore"

PALERMO. Le lezioni continuano. In campo e fuori. Perché l’Italia non è semplice da capire. Il calcio qui è diverso: c’è poca poesia, tanta tattica e molta pressione. La lingua è ostica e complicata: verbi, aggettivi e modi di dire sono un continuo agguato per chi arriva da lontano. Eran Zahavi è sbarcato da Israele, con una valigia carica di sogni. E con la pazza idea di diventare il nuovo fenomeno del Palermo. Questo ragazzo dallo sguardo timido e dai modi gentili da quasi un mese si sbatte in campo per capire Pioli e il calcio italiano. «Mamma mia, qui è tutto diverso - dice Zahavi -. Si lavora tanto sulla parte atletica e si insiste sulla tattica in maniera maniacale. Per la gente poi il calcio è una religione. Anche in Israele c’è tanta passione, ma lì tutto finisce al novantesimo. Dopo questa prima partita con il Thun, mi sono reso conto che qui si parla di calcio sempre. Dovunque vai c’è qualcosa di rosanero e qualcuno che discute del Palermo».



Da giovedì sera si parla molto di lui. Zahavi è la nuova scommessa di Zamparini. Un azzardo già in partenza, ancora di più l’addio di Pastore. Da ora in poi le responsabilità aumenteranno e il paragone con il Flaco - diventato ricco grazie agli sceicchi del Qatar - sarà pane quotidiano. «Non avverto più pressione di prima - osserva Zahavi - ma capisco che la gente si aspetta tanto da me. Questo mi carica ulteriormente, mi fa sentire ancora più importante. Lo so che si faranno continui paragoni con Pastore, ma io sono... Zahavi e sono pronto a dimostrare il mio valore sul campo. Sono una persona che pensa sempre positivo e cerca di migliorarsi giorno dopo giorno. Il cammino verso il successo non è semplice, soprattutto in un campionato così importante come quello italiano. Ma credo tanto nei miei mezzi e lavorerò per diventare un giocatore importante per il Palermo».
Parla ancora in inglese Zahavi, ma capisce l’italiano.


Segno che le lezioni serali funzionano. E c’è da scommettere che presto le sue interviste non avranno bisogno d’interpreti improvvisati. («È una lingua complicata, ma molto bella»). In campo con Pioli non ci sono problemi, così come con i compagni. Il feeling è stato immediato, del resto a calcio si parla con... i piedi. Quelli di Eran sono delicati. L'israeliano aveva impressionato già in ritiro e alla prima ufficiale non ha deluso. Lui e Miccoli sono stati gli unici ad eccellere in una serata con troppe ombre. «L’esordio al “Barbera” mi ha regalato sensazioni speciali - racconta Zahavi -. È fantastico giocare davanti a tutta quella gente che ti incita dall’inizio alla fine. Chiaro, sarebbe stato meglio vincere ma il tempo non manca... Il nostro stadio sarà un’arma più e noi ripagheremo l'affetto dei tifosi con tante vittorie». La felicità dell’esordio, ma anche l’amarezza del risultato: il 2-2 con il Thun non è una condanna, ma obbliga il Palermo ad un’impresa in Svizzera. Bisognerà vincere oppure pareggiare con tantissimi gol per continuare a giocare in Europa League. «Giovedì scorso non ci siamo espressi al massimo - spiega Zahavi -. Per fortuna abbiamo reagito dopo il gol a freddo, dimostrando forza mentale. Abbiamo meritato il pareggio e per il ritorno non sono preoccupato. Nessuno di noi vuole lasciare l’Europa League, a Thun vogliamo vincere. Non sarà facile, ma abbiamo tutte le carte in regola per ribaltare il risultato». A lui il compito di inventare calcio, magari in compagnia di Ilicic. Giovedì scorso i due si sono cercati - e anche trovati - con insistenza.


A Miccoli (Pinilla non ci sarà per l’infortunio muscolare rimediato proprio con gli svizzeri) il compito di regalare altre perle come quella che ha consentito al Palermo di pareggiare in extremis. «Io spero di essere decisivo e importante per la squadra in tutte le partite che gioco, non solo a Thun - dice Zahavi -. Quello che conta è che il Palermo vinca questa partita, le prestazioni dei singoli vengono dopo. Con Ilicic è facile giocare, Josip capisce prima degli altri cosa sta per succedere in campo e riesce a fare grandi numeri grazie alla sua tecnica. Sono certo che l'intesa tra noi migliorerà con il tempo e riusciremo a trovarci alla perfezione. Il contributo di Miccoli è sempre molto importante per la squadra. Giovedì scorso è stato eccezionale, il suo è stato un grandissimo gol anche perché è arrivato nel finale quando non è facile riuscire a rendere al meglio. Adesso spero che si ripeta in Svizzera».



Eran vive ancora in albergo, probabile che presto troverà casa a Mondello («Posto fantastico, mare stupendo») dove potrebbe raggiungerlo la fidanzata Shai che studia per diventare manager d’azienda. Con lei e la sua famiglia (la mamma Eti e il fratello più grande Avi) resta in contatto con Skype. Playstation e musica i passatempi, la preghiera sempre al primo posto. «Sono credente, ho un rapporto molto forte con la religione - rivela Zahavi -. Prego ogni mattina e ringrazio Dio per tutto quello che mi ha regalato». Di Palermo, della sua storia, dei suoi monumenti, della sua gente, della sua cucina sa poco. «La città non l’ho ancora vista, né ho avuto modo di assaggiare le vostre specialità di cui tanto mi hanno parlato. Non ho avuto tempo perché sono qui da pochi giorni e c’era da pensare alla prima sfida europea. Rispetto a Tel Aviv, Palermo mi sembra diversa: la mia città è un po’ la Milano d’Israele. Un punto di contatto però c’è: il mare. E come qui, anche a Tel Aviv in estate ci sono tanti turisti». A loro il calcio non interessa, ai palermitani sì. E tutti aspettano che Zahavi diventi il nuovo Pastore. La sfida per Eran diventa sempre più dura.

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