Sicilia, Politica

La manovra regionale: "Tagli agli stipendi degli assessori"

Armao traccia le linee guida della politica economica da 4,6 miliardi di euro di settembre e annuncia la "cura dimagrante" per ridurre i costi dell'amministrazione. E attacca il governo nazionale. "La Sicilia sta pagando più di tutti le scelte da Roma"

PALERMO. Definisce «dissennata» la politica economica regionale che lo ha preceduto e che negli ultimi dieci anni ha fatto lievitare le spese a danno delle entrate, portando alla «forte sofferenza attuale» le casse di Palazzo d'Orleans. Annuncia una manovra da 4,6 miliardi di euro per il prossimo triennio. Dichiara guerra al governo nazionale e tuona che la Regione impugnerà la manovra di Tremonti, perché «la Sicilia sta pagando più di tutti il peso dei tagli e soprattutto per la politica economica scelta da Roma, che taglia e non punta agli investimenti». L'assessore all'Economia, Gaetano Armao, è un fiume in piena e traccia con forza le linee complessive della manovra di settembre.



Qual è lo stato di salute delle casse regionali? Fino a quando terranno i conti della Regione?
«Le casse della Regione si trovano in una situazione di forte stress per tre motivi: scelte errate di politica economica negli ultimi dieci anni, che hanno fatto lievitare le spese a danno delle entrate. Debolezza congenita dell'economia meridionale. Effetti della crisi finanziaria mondiale».



La classica domanda: che fare? I partiti hanno fatto slittare a settembre la manovra.
«Senza conti in regola non si riparte. Tra tagli imposti da Roma e risorse necessarie al fabbisogno sanitario, serve una manovra da 4,6 miliardi di euro. Che sono il risultato di 2,6 miliardi di tagli imposti dalla manovra nazionale - nel 2012 per 471, nel 2013 per 869, nel 2014 per 1.267 milioni - e di poco più di 2 miliardi per pagare la quota regionale della spesa sanitaria (686 milioni di euro l'anno per tre anni). La Sicilia è la prima pagatrice degli effetti della manovra Tremonti. Perché Roma ha scelto una politica economica basata prevalentemente sui tagli, senza puntare sul rilancio degli investimenti. Così facendo quella nazionale è una politica che fa dimagrire senza rafforzare il corpo malato: con un'immagine, possiamo dire che non si può curare un corpo obeso togliendo soltanto i grassi e non somministrare le proteine. Servono i Fas per utilizzare i fondi europei. Lo abbiamo illustrato giovedì a Tremonti. Se si bloccano gli investimenti e si comprime con un patto di stabilità troppo stringente l'economia, si determinerà la paralisi nell'impiego delle risorse europee».



Un giudizio molto duro quello sulla politica del ministro dell'Economia.
«Impugneremo la manovra nazionale attraverso un apposito ricorso, proprio per esprimere la nostra opposizione a una politica che comprime la capacità di investimenti. Non promuove il sistema delle imprese, l'unico che può aumentare il Pil e dare risposte concrete al bisogno di lavoro. Il Nord cresce al tasso del 2% annuo e il Sud resta impalato attorno allo 0,3%. Di fronte a questa situazione la risposta di Tremonti è inadeguata».



A proposito di spesa sanitaria, l'utilizzo dei Fas per pagare una parte della quota regionale? Si è detto che mercoledì prossimo è la volta buona per sbloccarli?
«Purtroppo, ancora una volta dobbiamo aspettare. Mercoledì è fissato il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica, ndr) che dovrebbe sbloccare una parte dei Fas delle regioni meridionali. Per noi, anche quelli destinati alla sanità e alle emergenze della protezione civile. Ma visti i continui rinvii sul cosiddetto Piano per il Sud, il condizionale è d'obbligo».



Dai fondi Fas dipende anche lo sblocco dei contratti dei dipendenti e dei dirigenti regionali. I sindacati temono che non si tratti di sospensione temporanea ma di una cancellazione.
«Per i regionali non ci sono problemi per gli anni maturati. Lo stop dei contratti è solo temporaneo. È chiaro che la manovra di settembre prevede dei tagli, ma solo per gli stipendi più alti, quelli sopra i 90 mila euro annui subiranno una riduzione del 5%. I compensi minori non verranno toccati».



Torniamo alla manovra e ai tagli dei costi della politica. Il presidente Lombardo ha detto che per alcuni provvedimenti si può agire per decreto. Lunedì assisteremo già a una prima cura dimagrante?
«In giunta presenterò una delibera per effettuare in via amministrativa alcune sforbiciate. Tra cui il taglio degli stipendi degli assessori (circa 1.900 euro in meno ciascuno). I compensi dei dirigenti delle partecipate verranno omologati a quelli dei regionali: per gli stipendi più alti è prevista una riduzione del 30-40%. E ancora, le auto blu verranno ridotte nel numero e nella cilindrata (massimo 1600 cc). Verrà ridotto il numero dei consulenti, portato a uno o due per ogni assessore. È importante però sottolineare che questi tagli hanno una valenza più etica che finanziaria, in quanto non sono risolutivi per i conti della Regione, incidendo soltanto per qualche milione di euro. È necessario agire per via legislativa. Le forze politiche trovino l'unità nel sostenere la manovra regionale come accaduto a Roma. Per tutti gli altri provvedimenti infatti si dovrà aspettare settembre. Quando, tra le altre cose, porteremo avanti l'accorpamento degli Iacp in un'unica struttura e la riduzione da 11 a 2 dei consorzi di bonifica».

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