In Sicilia è sempre allarme per gli appalti

I dati della corte dei Conti denunciano una diminuzione costante dell'affidamento delle opere. Per una regione come la Sicilia non è certamente una buona notizia

La Corte dei Conti denuncia una continua e costante "diminuzione degli appalti aggiudicati". Per una regione come la Sicilia, afflitta da una cronica carenza di infrastrutture, non è un buon viatico. Il fenomeno appare più preoccupante alla luce di una caratteristica propria dei lavori pubblici; questi infatti rappresentano un potente e veloce stimolo all'economia. Intanto creano occupazione, diretta ed indiretta, inoltre, nello specifico siciliano, assicurano alle casse regionali un ritorno pari al 20% delle somme spese (gettito IVA), a patto ovviamente che a realizzare i lavori siano società con sede legale in Sicilia. Insomma solo se si riflette sul nostro fabbisogno insoddisfatto di infrastrutture pubbliche, sui benefici immediati per il tessuto economico e sulla esistenza di abbondanti risorse finanziarie attraverso ad esempio i fondi europei, la delusione per la caduta registrata negli ultimi anni diventa cocente.


Ma i numeri non lasciano margini al dubbio. Considerando infatti gli appalti di importo unitario superiore ai 150 mila euro, secondo la Corte dei Conti, le opere aggiudicate sono state 1.022 nel 2007, sono diminuite ad 883 nel 2008 e sono diventate 676 nel 2009. Ma non finisce qui. Come sottolinea nella sua requisitoria il Procuratore Generale d'Appello, "si pensava di avere raggiunto il minimo storico, ma nel 2010 la situazione è ulteriormente peggiorata: gli appalti aggiudicati sono risultati infatti solo 652, con gravi danni per l'imprenditoria isolana e conseguente riflesso negativo sull'occupazione". Del resto è facile cogliere gli effetti di una diminuzione del 36% delle aggiudicazioni in tre anni. In termini di posti di lavoro, il comparto delle "costruzioni" (che non è fatto comunque solo di opere pubbliche) ha registrato una flessione del 10,6% nel 2009 e di un ulteriore 9,5% nel 2010 (dati Banca d'Italia); quasi 30 mila posti in meno! Con buona pace di che vede nell'edilizia un comparto trainante dell'economia siciliana. In valori assoluti i 652 appalti aggiudicati nel 2010 movimentano poco più di 1,8 miliardi di euro. Secondo un parametro condiviso, con risorse di tale ammontare si potrebbero teoricamente attivare quasi 40 mila posti di lavoro (veri!), nell'ipotesi che tutti i sottostanti cantieri venissero attivati.


Ma il problema sta proprio qua; quando anche un appalto ha superato le forche caudine dell'aggiudicazione, restano in agguato tutta una serie di "imprevisti". Il risultato finale è che nella media si superano abbondantemente i dieci anni per portare a compimento opere pubbliche che certo non hanno la complessità della … diga di Assuan! Del resto, per restare a casa nostra, l'intera autostrada del Sole, da Roma a Milano fu realizzata in otto anni. Oggi, TAV a parte, sarebbe a dir poco un'utopia. Nel 2005, per fare un esempio concreto, sono stati aggiudicati in Sicilia 1.254 appalti; di questi soltanto il 46% risulta "terminato e collaudato" sei anni dopo! Se ci riferiamo poi agli appalti aggiudicati nel 2006, i "collaudati" rappresentano meno del 40%. Le leggi in materia si susseguono con regolarità, ma la soluzione di questo problema resta purtroppo di là da venire. Ed il piatto piange.

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