Boss "confidente" della poliziotta: indaga la procura

Per settimane ha tenuto contatti telefonici quasi quotidiani con il capo famiglia del Borgo Vecchio e boss della Kalsa Luigi Abbate, detto Gino 'u Mitra, sperando che questi la portasse al boss latitante Antonino Lauricella. Conversazioni telefoniche finite nelle intercettazioni dei carabinieri, che ora vogliono far luce sulla condotta per fare chiarezza

PALERMO. Per settimane ha tenuto contatti telefonici quasi quotidiani con il capo famiglia del Borgo Vecchio e boss della Kalsa Luigi Abbate, detto Gino 'u Mitra, sperando che questi la portasse al boss latitante Antonino Lauricella.     Rapporti border-line quelli tra la funzionaria di polizia Rosy La Franca e il mafioso, finiti nelle intercettazioni dei carabinieri che indagavano sulle cosche della zona: in una conversazione la poliziotta avrebbe anche chiesto aiuto al capomafia per ritrovare l'auto che le era stata rubata. Una condotta su cui la Procura di Palermo, che la sentirà come persona informata sui fatti, vuole fare chiarezza.   


La Franca, dirigente del commissariato Libertà, non è indagata. Ma le sue "frequentazioni" con Gino 'u Mitra, condannato piu' volte per mafia e estorsione, sono state stralciate dall'inchiesta che ieri ha portato in cella 39 esponenti mafiosi dei mandamenti di Pagliarelli e Borgo Vecchio, tra cui Abbate, e sono confluite in un altro fascicolo.    Dalle indagini del Nucleo Investigativo dell'Arma è emerso che il boss si sentiva quasi ogni giorno con la poliziotta che chiamava "dottoressa" o "avvocato" a seconda che si trovasse o meno solo nel corso della conversazione. Gino 'u Mitra il 15 giugno scorso avrebbe portato gli agenti a un passo da Lauricella, soprannominato ''Scintilluni": i due mafiosi sono in lotta per il controllo del quartiere Kalsa, quindi il capomafia aveva tutto l'interesse a fare arrestare il rivale.


Ma il blitz fatto dagli agenti del commissariato senza che gli altri organi di polizia e la Procura ne fossero informati non ha avuto esito positivo. E La Franca, sulla vicenda, è stata chiamata dai suoi superiori anche a fare una relazione di servizio.    Tra le conversazioni sentite dai carabinieri, anche una in cui la poliziotta, cui era stata rubata una Smart, comunica al boss il furto, facendogli intendere di volere aiuto per ritrovarla. La funzionaria ancora non aveva sporto denuncia. Abbate si informa su dove fosse l'auto al momento del furto. La poliziotta gli dice che la macchina era parcheggiata in via Lancia Di Brolo, vicino casa sua. Solo in serata, dopo la telefonata al mafioso che comunque non sarebbe riuscito a far ritrovare il veicolo, la funzionaria ha presentato la denuncia.

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