Manovra, i mercati non aspettano

Non si può scherzare con il fuoco. I mercati, ieri, alla loro riapertura, hanno presentato il conto. Salato. Molto salato. La Borsa ha perso quasi il 4%. Il differenziale di rendimento fra i Btp e il Bund tedesco (considerato in questo momento il titolo più sicuro del mondo) ha sfiorato i tre punti. Equivale ad un rendimento di mercato del 5,6%. Un premio di rischio perché l’Italia è giudicata un debitore meno affidabile della Germania. Quindi gli investitori vogliono essere pagati di più per acquistare carta tricolore anziché quella emessa dalla signora Merkel.
Una penalizzazione elevata che rende molto costoso il rifinanziamento del debito. Detto in parole più semplici: rinnovare i titoli di Stato in scadenza costa annualmente 70 miliardi di euro. Dopo il rialzo di questi giorni il conto diventa molto pesante. Il calcolo è facile e, contemporaneamente, angosciante. Ogni punto percentuale di differenza con il Bund costa venti miliardi. Tre punti sono sessanta miliardi. Aggiungendoli ai 70 che già paghiamo arriviamo al saldo finale di 130 miliardi. Una catastrofe.
Sono soldi in più che andranno trovati. Significa mettere nuove tasse o imporre tagli pesanti alla spesa: meno servizi, meno sanità, meno pensioni, blocco degli stipendi (soprattutto nel pubblico impiego). Ecco perché, alla fine, quello che sta succedendo sui mercati finisce per toccare la tasca di tutti. Saranno necessarie manovre sempre più feroci per pagare gli interessi sul debito pubblico. Sacrifici, nuovi sacrifici, ancora sacrifici. Altrimenti si rischia il fallimento come accaduto all’Argentina dieci anni fa. Con la gente per strada che batteva il cucchiaio sul fondo delle pentole per dare testimonianza sonora che erano vuote.
Decenni di finanza allegra stanno presentando il conto. Aver generato un indebitamento gigantesco ha creato uno sconvolgimento senza precedenti. La sovranità si è trasferita. Non risiede più negli Stati ma in entità prive di legittimazione come il mercato finanziario, le agenzie di rating, gli investitori internazionali. È una realtà che mette in gioco i meccanismi stessi della rappresentanza democratica. Difficile da accettare. Ma è così. Come qualunque debitore che avendo contratto un mutuo, sa che la proprietà ultima dell'immobile appartiene alla banca. 
Lo Stato italiano, così come quello portoghese e greco, ha ceduto la propria sovranità ai creditori che hanno acquistato i Bot. Con l'aggravante della speculazione che gioca sulle aspettative. Il problema non è pagare o non pagare. Basta il dubbio. I mercati si sono convinti che l'Italia avrà difficoltà a onorare i propri impegni. Non è così e la stessa agenzia Moody's, con un tardivo pentimento, l'ha riconosciuto. Ora bisogna convincere i mercati. È quello che ha detto il cancelliere Merkel. È quello che sta ripetendo il presidente della Repubblica. Non è più tempo per le divisioni fra maggioranza e opposizione. Tanto meno per liti da comari fra ministri. È il momento delle scelte supreme. 
Bisogna approvare subito la manovra, perchè i mercati non aspettano i tempi cui ci ha abituato la politica. Ed è chiaro, a questo punto, che lo stesso provvedimento da 43 miliardi dovrà essere inasprito. Servirebbe più coraggio nei tagli ai nodi della politica e nell’affrontare il nodo delle pensioni. L'opposizione si è dichiarata disponibile a collaborare e questo è un bel segno. Ognuno dovrà dare il proprio contributo. I saldi finali però non si toccano. Per arrivarci è necessario un governo che smetta di litigare e il Paese che prenda coscienza. Vuol dire accettare sacrifici pesanti. Ma niente in confronto a quello che potrebbe accadere se l'Italia dovesse avere una crisi finanziaria simile a quella di Grecia e Portogallo. O dell'Argentina tanto per lustrare un po' la memoria.

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