Mafia, pizzo anche ai cinema

Emerge dall'inchiesta "Hybris" dei carabinieri. Ricostruita la mappa del racket

PALERMO. Anche i gestori dei cinema pagano il pizzo a Palermo. E' quanto emerge dall'inchiesta "Hybris" dei carabinieri che ha portato al fermo di 35 presunti mafiosi ed estortori e alla notifica di 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere a capimafia come Gianni Nicchi, già detenuti. Gli investigatori hanno ricostruito la mappa del pizzo
nella zona di corso Calatafini, Pagliarelli, Porta nuova, Ballarò.
I mafiosi appena vedevano un ponteggio su un edificio, indice di lavori di ristrutturazione in corso, si presentano alla ditta edile per chiedere la tangente. Pagavano soldi alla mafia, oltre a decine di piccole e grandi ditte edili, il cinema "Marconi", "Daniel pizza", la palestra "Oxygen", la "Citta del mobile", il distributore Q8 di via Platania, la ditta "Levantino group" che si occupa di noleggio di grosse macchine per l'edilizia, il "Max bar", "la pasticceria Marsicano".
I mafiosi cercavano di trarre profitto da tutti gli affari di cui venivano a conoscenza come il tentativo di vendita di un negozio di alimentari nel mercato di Ballarò o l'acquisto di
magazzini in corso Calatafimi da parte di un venditore di auto di Monreale. Dall'inchiesta emerge anche che alcuni imprenditori hanno denunciato le intimidazioni e i tentativi di estorsione.

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