Sicilia, Cronaca

Mafia di Gela, ergastolo per il boss Emmanuello

La Corte d'assise d'appello di Caltanissetta lo ha riconosciuto colpevole di avere ordinato l'agguato di piazza Salandra, organizzato per eliminare un rivale degli 'stiddari', che stazionava in zona con la propria bancarella di prodotti ortofrutticoli

CALTANISSETTA. Il boss gelese Alessandro Emmanuello è stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'assise d'appello di Caltanissetta, che lo ha riconosciuto colpevole di avere ordinato l'agguato di piazza Salandra, a Gela (CL), organizzato per eliminare un rivale dell'organizzazione degli 'stiddari', che stazionava in quella zona con la propria bancarella di prodotti ortofrutticoli.
In quella trappola mortale, ordita 23 anni fa da Cosa nostra per vendicare l'uccisione di Gianni Argenti, un amico della famiglia, il bersaglio non fu centrato e, sotto la pioggia di proiettili, rimase uccisa la casalinga Grazia Scimé, che stava facendo la spesa; altre tre massaie, invece, vennero ferite.
La Corte ha anche riconosciuto provvisionali oscillanti tra i 50 e i 100 mila euro per gli eredi della casalinga assassinata che, nel processo, si sono dichiarati parte civile. Prima che la Corte si ritirasse in Camera di consiglio, Emmanuello ha voluto rendere dichiarazioni spontanee, non solo per prendere le distanze dall'accusa di essere il mandante dell'agguato del 12 settembre 1988, in cui venne uccisa la Scimé, ma per togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Parlando davanti alla Corte ha definito "bugiardi" i collaboratori di giustizia e ha puntato l'indice soprattutto nei confronti dei fratelli Celona, oltre che su Rosario Trubia. Quello che si è concluso ieri pomeriggio è il 'processo bis' per la strage di piazza Salandra che si celebra contro Alessandro Emmanuello. Anni addietro, il boss, insieme con altri esponenti del clan, finì sotto accusa per la stessa strage. Ma, nel processo di primo grado, le accuse a suo carico non ressero, tanto che la Corte d'assise lo assolse.

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