Palermo, Il Festino è ancora in bilico

Ancora in esame il bilancio. "Tenteremo di salvare le celebrazioni", dice il vicesindaco Marianna Caronia. Per la festa di Santa Rosalia prevista una spesa di 600 mila euro. Corsa contro il tempo anche per i 45 milioni alla Gesip

PALERMO. A sentire le voci che circolano tra i corridoi di palazzo delle Aquile, quella di stasera è una convocazione «strategica» del consiglio comunale per arrivare direttamente lunedì all’approvazione del bilancio con un numero legale ridotto a venti consiglieri. E con la maggioranza che, da sola, ne conta ventidue. Complotti a parte, resta il fatto che in queste ore a sala delle Lapidi è una corsa contro il tempo per l’approvazione del bilancio e di tutti i suoi emendamenti: a partire da quello che giovedì prossimo dovrà garantire alla città il suo tradizionale festino di Santa Rosalia. Così se, come pare, la seduta in programma oggi alle 19 dovesse saltare, sono già previsti in calendario altri due incontri per domani e martedì. Anche se per le sorti del festino, le ore sono ormai contate: «Lunedì si tenta la zona salvezza per assicurare la realizzazione delle celebrazioni dedicate a Santa Rosalia – spiega il vicesindaco Marianna Caronia –. Se, infatti, non dovesse essere approvato l’emendamento, sarà impossibile attuare i progetti». Rendendo di fatto inutilizzabili i seicentomila euro di spesa previsti, finanziati per il trenta percento dalla Regione.



Le questioni all’ordine del giorno, però, sono altre e forse anche più scottanti: a partire dai 45 milioni di euro che il governo nazionale ha promesso per risolvere la questione Gesip. «La giunta – sottolinea Rosario Filoramo, capogruppo del Pd – ha inserito in bilancio la promessa di un trasferimento di denaro che al momento non è ufficializzato da nessun decreto». Soldi che secondo il capogruppo di Idv Fabrizio Ferrandelli, «non arriveranno entro il 16 luglio, giorno di scadenza del contratto della Gesip». E la vicenda della società sembra anche legarsi alla proposta della giunta di fare ricadere interamente sui cittadini il costo della Tarsu, senza più ricorrere, cioè, alle casse comunali. «Tra il 2010 e il 2011 – spiega Rosario Filoramo – è stata scoperta un’evasione pari a oltre un milione e 400 mila metri quadrati. Anziché rimodulare le tariffe sulla base di un’utenza che si è allargata e che fino ad ora non pagava, l’amministrazione vuole utilizzare i soldi del sommerso per coprire quell’8% di spese Tarsu fino ad ora sostenute dal Comune». Quegli stessi soldi, pari a circa otto milioni, che dovrebbero anche servire «per restituire alla Regione i cinque milioni che il Comune ha avuto in prestito per assicurare il servizio di Gesip fino al 31 dicembre», precisa il vicesindaco.

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