Grasso "boccia" il codice antimafia: "Meglio un testo unico"

Il procuratore: "Il rischio è che si creino delle leggi speciale che porterebbero a "dubbi interpretativi, viesto che non sono stata abrogate le normae in vigore"

PALERMO. Il procuratore Antimafia Piero Grasso boccia senza appello il codice antimafia ora all'esame della Commissione Giustizia della Camera spiegando che sarebbe molto meglio fare un Testo Unificato.    Il rischio, infatti, per Grasso, è che si creino delle leggi speciali che porterebbero a "dubbi interpretativi", visto che non sono state abrogate le norme in vigore. Il procuratore Antimafia, nella sua audizione in commissione Giustizia, demolisce articolo per articolo quella che il Guardasigilli Alfano ha definito una delle "vere priorità" sostenendo tra l'altro che "non bastano 10 norme per fare un Codice". Molto meglio, ribadisce, sarebbe mettere a punto un Testo Unificato che raccolga tutte le norme antimafia presenti nell'ordinamento. Anche perché i limiti imposti dalla legge delega impediscono di "innovare" e consentono solo di inserire nel Codice Antimafia "poche disposizioni estrapolate dal codice penale e da leggi speciali".


Che creano non pochi problemi interpretativi ("Cosa contesto, il 416 bis o l'art.1 del Codice Antimafia?").    Grasso, che salva invece la parte del testo relativa alle misure di prevenzione, punta il dito contro il "non sufficiente approfondimento" di alcune questioni e lancia un allarme: nel Codice Antimafia così come è stato scritto si "sovrappongono disposizioni (penali e di prevenzione) che è problematico coordinare con conseguente dispiego di energie investigative nei diversi procedimenti, oltre che nelle successive fasi".     Le stesse garanzie delle persone interessate, scrive Grasso nelle sue 54 pagine di memoria depositate in Commissione, "rischiano di essere travolte" e "manca un disegno tendente a ridisegnare gli istituti con l'obiettivo prioritario di contrastare l'accumulazione illecita, in particolare mafiosa, ragion d'essere del delitto, rendendo più efficienti le misure patrimoniali".    


Secondo Grasso, il testo messo a punto del governo ha 4 limiti. Il primo è che non si è proceduto alla stesura di "un vero e proprio codice antimafia esaustivo dell'intera materia penale, delle misure di prevenzione e delle leggi speciali". E un Codice antimafia "con 10 norme in materia penale - assicura Grasso - non può certo definirsi tale".    Il secondo, è che la relazione illustrativa "non è così ampia ed esaustiva" da consentire la comprensione di alcune scelte fatte come ad esempio l'introduzione di una nuova misura patrimoniale (amministrazione giudiziaria dei beni personali) non prevista dalla delega.     Il terzo è "l'evidente accelerazione finale dei lavori che non ha giovato alla completezza e precisione dello schema di decreto". Il quarto "grave limite", sottolinea Grasso, è il tempo disponibile per modificare il testo: le Camere potranno dare un parere entro il 15 agosto. Poi il decreto dovrà essere approvato dal Cdm e trasmesso al Quirinale entro il 18 agosto, 20 giorni prima della scadenza per l'emanazione (7 settembre).   


Per questa ragione Grasso, nonostante i limiti evidenziati, e le "concrete difficoltà esistenti" invita a concentrare gli sforzi per approvare un testo che rispetti le finalità della legge delega. Sua proposta: mettere a punto un vero Testo Unificato. Parlare di Codice, così come è stato realizzato finora, non ha senso.    Ad ascoltare Grasso in commissione erano presenti per la maggioranza solo i deputati leghisti. Nessuno per il Pdl. Solo dopo che le agenzie hanno notato l'assenza, denunciata dall'opposizione, si è presentato nell'aula della commissione Manlio Contento. Ma Grasso aveva ormai quasi completato la sua esposizione. Eppure Alfano ci tiene molto a questo Codice tanto che ha detto chiaramente che darà le dimissioni da Guardasigilli solo dopo l'approvazione del testo.

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