Sorpresa a Wimbledon: la Kvitova è la nuova regina

La tennista ceca ha messo ko la russa Sharapova con un secco 2-0 e si è aggiudicata il torneo femminile sull'erba inglese. E' la prima mancina a trionfare dopo la Navratilova a Londra

LONDRA. Non è stata certo una finale indimenticabile, ma resterà comunque nella storia di Wimbledon perché a 21 anni Petra Kvitova è la prima mancina dopo Martina Navratilova a trionfare sull'erba dei Championships. Le sono bastati 86 minuti per piegare con un netto 6-4 6-3 Maria Sharapova e diventare così la vincitrice più giovane dello Slam più ambito dai tempi del successo della siberiana, che nel 2004, a soli 17 anni, conquistò il titolo in finale su Serena Williams. La ceca - la terza dopo Martina (9 titoli) e Jana Novotna - ha chiuso nel modo migliore possibile: con l'unico ace della sua partita. Da lunedì salirà al numero 7 delle classifiche mondiali, e intanto si conferma il prototipo della tennista del futuro. Forte fisicamente, capace di un diritto che ricorda Steffi Graf e di un rovescio bimane molto solido, la Kvitova si esalta sulle superfici veloci anche se il suo 2011 ha dimostrato che può ottenere grandi risultati un po' ovunque. Ha vinto infatti a Brisbane (sul cemento), Parigi (indoor) e Madrid (terra). "Sapevo che avrei dovuto attaccare, cercare di prendere l'iniziativa - ha spiegato la Kvitova dopo la finale -. Avevo fiducia in me, nel mio servizio, nella mia capacità di rispondere in maniera aggressiva". La ceca, apparsa davvero timida in conferenza stampa, ha parlato anche di suo padre ("credo che starà ancora piangendo di gioia per questa vittoria") e si è detta contenta, e un po' sorpresa, che "a Bilovec, nella mia città, abbiano messo un grande schermo nella piazza per guardare la partita". Petra, nata a Bilovec ma cresciuta tennisticamente a Prostejov, nello stesso circolo dove hanno mosso i primi passi Tomas Berdych e la sua fidanzata Lucie Safarova, non è esattamente una bellezza da copertina. Ma è una giocatrice che all'estetica preferisce, e di molto, la sostanza. Avviata al tennis grazie alla passione di suo padre e dei suoi due fratelli, era considerata la migliore della sua generazione prima che qualche infortunio e un paio di passaggi a vuoto ne ritardassero l'ascesa. Già l'anno scorso il suo nome era comparso in bella evidenza sulle agende degli addetti ai lavori, quando da numero 62 del mondo era riuscita a issarsi fino alle semifinali di Wimbledon, perdendo da Venus Williams, dopo aver annullato cinque match point nei quarti di finale contro Kaia Kanepi. "Dopo quella partita - ha detto - pensavo di essere arrivata, di potermela giocare con le grandi". Invece, sono arrivate cinque sconfitte di fila al primo turno che le hanno fatto cambiare idea. Il suo è un percorso graduale, ma costante, di miglioramento. Amareggiata, ma non troppo delusa, Maria Sharapova, tornata in finale in uno Slam dopo tre anni e mezzo. "Credo che essere di nuovo in finale sia per me un grande risultato - ha commentato la russa in conferenza stampa -. Oggi non sono riuscita del tutto a fare il mio gioco, purtroppo i miei colpi erano un po' corti. Non sono, però, il tipo di giocatrice che cambia ritmo. Non ho lo slice o il dritto in topspin di Francesca Schiavone".

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