Regioni contro la manovra

Anche le Province e i Comuni si oppongono al provvedimento economico varati dal governo definito un salasso che mette a rischio i servizi essenziali

ROMA. Non risente degli effetti dell'appartenenza politica la resistenza che Regioni, Comuni e Province stanno opponendo alla manovra economica varata dal Governo. E da più parti, dunque in forma trasversale, in molti riprendono a snocciolare i numeri di quello che viene definito un salasso. Come fa il leader dell'Upi Giuseppe Castiglione, secondo il quale tra il 2013 e il 2014 i tagli alle Province 'Ordinarie' e 'Speciali' ammonteranno a circa 2,4 miliardi di euro. Ancora in attesa di un'analisi di tipo contabile, il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani ribadisce l'allarme sul funzionamento dei servizi essenziali. Netta anche la bocciatura del presidente del Consiglio Nazionale dell'Anci e sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ricorda all'esecutivo che quello dei Comuni "é l'unico comparto della P.A. con un saldo in attivo".    
"Ci aspettavamo qualcosa di diverso dalla manovra", ammette Castiglione: "erano stati annunciati tra l'altro  provvedimenti di modifica al patto di stabilità che avrebbero dovuto liberare risorse per gli enti virtuosi, ma così non è stato. I criteri di virtuosità che sono stati definiti per allentare il patto di Province e Comuni - sottolinea - sono del tutto indicativi, privi di effettiva sostanza. Per non dire della quota di premio previsto per gli enti più virtuosi, che è davvero irrisoria: appena 200 milioni di alleggerimento dell'indebitamento da ripartire tra tutti gli enti locali, Comuni e Province. Duecento milioni su 8 miliardi e 400 milioni di manovra: è evidente - spiega - che una cifra così esigua non avrà alcun effetto sui bilanci".   
Torna invece a chiedere chiarezza il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore dell'Emilia Romagna Vasco Errani. Oggi a Firenze, a un convegno del Pd, ha spiegato che sulla Manovra bisogna fare "'operazione verita'", nel senso che "il presidente del Consiglio deve dire ai cittadini italiani quali servizi la Repubblica italiana è in grado di assicurare", visto che si tratta di "un colpo pesantissimo a chi è più debole". Le Regioni, ha annunciato, parleranno la settimana prossima con il Governo e in quella sede "siamo pronti a confrontarci sulla manovra, a far parte di uno sforzo comune, ma bisogna dire quale è la direzione di marcia". Tra i Paesi Ocse, ha ricordato Errani, "siamo al penultimo posto per spesa sociale. C'é il problema della spesa pubblica, certamente, ma nel 2008 c'erano 2,4 miliardi a spesa sociale, nel 2011 500 milioni, l'anno prossimo 300. E nel 2014 saremo a zero".   
Lucido anche l'altolà del primo cittadino di Roma e presidente del Consiglio Nazionale dell'Associazione dei Comuni Gianni Alemanno, che accende i riflettori sul rischio del taglio di 3 miliardi di euro al fondo di riequilibrio. Si tratta di una spesa "indispensabile - sottolinea - per portare a regime una riforma epocale come quella federalista". All'attacco, tra gli altri, anche il sindaco di Piacenza Roberto Reggi, secondo il quale "ci si concentra ancora una volta sui tagli e non sullo sviluppo", premiando peraltro "un Comune 'vizioso consolidato' come Palermo, con una cifra molto più alta di quella che sarà divisa tra le amministrazioni virtuose". Duro anche l'affondo  del neosindaco di Milano Giuliano Pisapia: "la decisione miope di intervenire in modo negativo sui Comuni stride con le dichiarazioni cosiddette federaliste con cui la maggioranza si presenta agli italiani".

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