No Tav, l'egoismo di una minoranza

La protesta dei No Tav in Val di Susa è un episodio indegno di un Paese civile. Una inconsistente minoranza di 150 persone ha cercato di bloccare una delle opere più importanti per lo sviluppo dell'Italia. La linea ferroviaria Lione-Torino fa parte del Corridoio 5 che collegherà Lisbona con Kiev. Un'opera importante per l'Europa dal punto di vista politico più ancora che economico. Significa rendere più vicino il sogno di un continente unito dall'Atlantico agli Urali. Il ferro dei binari che sostituisce quello delle armi che per secoli hanno insanguinato l'Europa.
Basterebbe questo per bollare con il marchio dell'indegnità la protesta di ieri. Tanto più che sono stati i partiti della sinistra, storicamente, a identificare nel treno il simbolo del trasporto popolare e democratico. Non a caso, agli albori del socialismo, la concentrazione maggiore di militanti si riscontrava tra i ferrovieri. Oggi il treno è un simbolo della lotta per la difesa dell'ambiente. Non a caso Paesi come Austria e Svizzera caricano i tir sui vagoni per abbassare l'inquinamento atmosferico. Tutto questo per dire che la protesta dei No-Tav è solo il trionfo dell'egoismo di una sparuta minoranza interessata solo al giardinetto di casa. Bene ha fatto il ministro Maroni a far intervenire le forze dell'ordine per ripristinare la legalità. Ma soprattutto per dare il via a un'opera che comporta investimenti per 13 miliardi e attiverà nuova occupazione per circa ottomila persone nei prossimi dieci anni. Servirà anche a rendere un po' meno grave il ritardo nelle grandi opere.
Il professor Giuseppe Russo, del Politecnico di Torino, ha fatto un po' di calcoli. Ha preso come parametro la Legge Obiettivo di Berlusconi: lavori per 114 miliardi fra cui, per esempio il Ponte di Messina e il completamento delle rete autostradale nel sud e in Sicilia. Ha calcolato che il ritardo ci costa 177 mila euro al giorno, 25 mila posti di lavoro in meno l'anno e una differenza di circa mezzo punto di Pil rispetto alla Francia. Sarebbe bene ricordare queste cifre quando si parla del declino dell'Italia e si cercano i colpevoli.

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