Mafia, slitta decisione del gup sul deputato Mineo

Il giudice delle udienze preliminari deve stabilire se accettare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm per l'esponente di Forza del Sud, accusato di essere prestanome del boss dell'Acquasanta, Angelo Galatolo

PALERMO. Slitta la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm della dda di Palermo Piero Padova nei confronti del deputato di Forza Del Sud Franco Mineo. I legali del parlamentare regionale, accusato di malversazione e di essere il prestanome di Angelo Galatolo, esponente della famiglia mafiosa dell'Acquasanta, hanno chiesto al gup Marina Petruzzella un rinvio per analizzare le trascrizioni delle dichiarazioni di un coindagato di Mineo, Settimo Trapani, amministratore della onlus Caput Mundi. Trapani, che secondo gli inquirenti avrebbe usato i fondi della società per scopi diversi da quelli per i quali la Caput Mundi era stata istituita, ha addossato ogni responsabilità sul parlamentare sostenendo di avere avuto da lui l'input di distrarre il denaro che sarebbe poi stato impiegato per la campagna elettorale di Mineo. Il gup ha accolto l'istanza dei legali e rinviato all'1 luglio. L'inchiesta, cominciata nel 2006, nasce da una perquisizione fatta nello studio dello storico commercialista della famiglia Galatolo. Gli inquirenti trovarono un passaggio di proprietà che provava la compravendita di alcuni immobili in cui, sotto al nome dell'acquirente, c'era scritto: Compra Angelo G.. Per gli investigatori era un indizio che ad acquistare gli immobili fosse Angelo Galatolo. Le visure catastali hanno dimostrato che i locali erano di proprietà di Mineo, una circostanza che ha convinto la Dda che il parlamentare aveva in realtà comprato per conto di Galatolo. Secondo gli investigatori l'esponente del clan, saputo della perquisizione, avrebbe cercato un prestanome a cui intestare i beni per evitare di risultare il proprietario. In numerose intercettazioni il parlamentare si vanta di tutti i soldi fatti incassare a Galatolo, formalmente usciere all'Azienda sanitaria provinciale, con gli affitti degli immobili.

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