L'Italia non ha bisogno di liti tra "comari"

A Pontida la Lega non ha annunciato imminenti sfracelli sul governo, che ora ha due anni da impiegare utilmente per fronteggiare la crisi. Ciò di cui il Paese non ha bisogno in questi momenti difficili sono proprio le liti fra comari. Pur tirata per la giacchetta da più parti, tra inviti al tradimento camuffati da esortazioni al rispetto della propria identità, la Lega Nord ha doppiato il capo politico di Pontida senza portare al governo annunci di imminenti sfracelli.
L’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi per ora non traballa. È innegabile che l’opposizione aveva puntato su un eventuale scarto del Carroccio, ma la montagna virtuale da essa costruita ha partorito un topolino vero.



Ciò non esclude che Bossi abbia posto una serie di condizioni, avvertendo che se non saranno rispettate nel 2013 la leadership del Cavaliere sarà messa in discussione e la Lega punterà su un altro candidato premier, magari Maroni che la folla dei militanti riuniti nel pratone ha più volte evocato come premier subito. Quali sono queste condizioni? Il trasferimento in Lombardia di alcuni ministeri, il compimento della riforma fiscale con conseguente abbassamento delle tasse, il completamento della riforma federalista.



Più volte la folla dei militanti ha interrotto il Senatur con le grida "secessione secessione". Bossi non ha mai nel suo discorso esortato alla separazione e alla rottura dell’unità del Paese, ma ha avvertito che a questo risultato fatalmente si arriverà se il Nord continuerà ad essere trattato come un somaro da fatica. Tutti i problemi sollevati dal leader della Lega sono politici e suscettibili di discussione. Ma al momento occorre soprattutto che il governo e l’alleato evitino di comportarsi come comari poco allegre e litigiose. Del resto quest’ultima eventualità gli italiani tutti e gli elettori del centrodestra in particolare non la capirebbero. Quello di cui il Paese non ha bisogno in questi momenti difficili sono proprio le liti fra comari.
Bossi ha anche sottolineato che il costo della missione in Libia è eccessivo rispetto alle condizioni finanziarie dell’Italia, ma a questo proposito va osservato che noi non possiamo eludere o sottrarci agli impegni assunti nel consesso internazionale: la credibilità del Paese e del suo governo sono importanti quanto l’ordine nei conti pubblici.



Per il resto le condizioni poste da Bossi non sono megagalattiche: il trasferimento dei ministeri potrebbe accompagnarsi all’eliminazione delle Province: i risparmi ottenuti con quest’ultima operazione compenserebbero ampiamente le spese del decentramento. È evidente, ad ogni modo, che da questo momento Berlusconi e Tremonti dovranno prestare attenzione alle istanze di riduzione della pressione fiscale che provengono dall’alleato, dal mondo imprenditoriale, dai sindacati. Adesso la riforma fiscale diventa ineludibile. Per ora la crisi non ci sarà – anche perché la Lega non intende favorire la sinistra «che manderebbe in malora il Paese» - ma l’alleato del Cavaliere è spigoloso e vigile. Tutti avvisati insomma.
Il governo ha ora davanti a sé due anni da impiegare utilmente per fronteggiare la crisi e rilanciare l’Italia. In questi due anni si giocano diverse posizioni di preminenza e al di là di Bossi ci sono gli italiani che si aspettano un nuovo slancio della legislatura: si aspettano, insomma, che se il governo c’è, batta un colpo.

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