Quei controlli sempre in ritardo nel mondo del calcio

In Sicilia c’è una frase per definire la combine in una partita di calcio: «pasta con le sarde». Forse perchè il risultato di tale partite è maneggiato o forse perchè le sarde indicano quelli che la partita la giocano come fossero sommersi sotto il livello del mare: sopra si pensa giochino per la loro squadra, sotto fanno il contrario. Per ordine di scuderia o per denaro.



Quanta pasta con le sarde è stata mangiata nei nostri campionati? Il veleno del calcio scommesse ha inquinato anche la serie A? Allo stato dell’inchiesta non è ancora chiaro ma il fatto che tutti si aspettino il coinvolgimento ai massimi livelli dice molto sul giudizio negativo che il tifoso comune dà del calcio italiano. «La preoccupazione c'è, aspettiamo e cerchiamo di capire quali che possano essere le squadre e poi vediamo», sono parole di Cesare Prandelli, commissario tecnico della nazionale. Non del signor Gigi del «Bar dello sport».
Se Calciopoli aveva mostrato gli interessi dei salotti buoni del calcio a pilotare i risultati, questo è lo scandalo del sottobosco che vive attorno ai giocatori. La figura del portiere Marco Paoloni che talvolta tarocca i taroccatori parando bene, talvolta li asseconda, talvolta ancora versa calmanti nelle bottiglie d’acqua dei compagni, sembra uscita da un film comico di serie B. Ma che non ci fa ridere. Perchè dietro questa storiaccia c’è anche il vizio del gioco d’azzardo. Una dipendenza eguale a quella di una droga.



Un fatto unisce i due scandali (calciopoli e scommesse): il mondo del pallone scopre che c’è del marcio al suo interno leggendo i giornali che riportano i risultati di inchieste giudiziarie. Questo ritardo assomiglia a quello del ciclismo costretto a combattere il doping dopo le perquisizioni comandate dai giudici negli hotel dei corridori. Cosa ha fatto la Federcalcio delle segnalazioni delle partite con scommesse anomale dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, che regola il comparto del gioco pubblico in Italia? Non c’è certezza neanche sul numero: parevano 37 poi sembra che la cosa abbia funzionato solo dal 13 gennaio scorso con 14 segnalazioni.



Adesso la Federcalcio mette in moto i suoi riti usurati: inasprimento delle pene per gli illeciti legati alle scommesse e apertura dei tribunali sportivi. I primi arrivano tardi (ma meglio che niente) e i secondi si troveranno a far giustizia sulle prime carte dell’inchiesta, con processi improvvisati e giudizi poco calibrati, come si rischia sia successo con Calciopoli. Lo scopriremo soltanto quando arriveranno le sentenze definitive dei tribunali ordinari. Anni e anni dopo i fatti.
Etica e morale saranno parole antiche ma non ne troviamo altre per distinguere le persone perbene dai malandrini. Il calcio le ha sostituite con il fair play, ovvero la lealtà in campo tra i giocatori. E neanche tanto bene se la Francia dell’impunito Henry ha potuto disputare indenne i Mondiali del 2010 nonostante un gol di mano volontario dell’attaccante nel decisivo spareggio con l’Irlanda.



Sugli episodi che emergono dalle intercettazioni giudiziarie c’è grande omertà nel calcio. Molti sanno e nessuno parla. Almeno finchè non viene sbattuto in cella di sicurezza. Soltanto un dirigente del Lumezzane ha denunciato un tentato illecito del Ravenna. Anche perchè spesso gli interessi non sono contrapposti: una squadra deve vincere la partita per tenere alta la classifica, a un’altra tranquilla importa poco perdere. Allora arriva qualche «amico» a dire: si fa un bell’over (risultato più di tre gol), che vi possiamo scommettere una bella sommetta sopra. In campo tutti contenti. E gli spettatori? Tutti gabbati.

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