Lo Verso: così consegnai Cottone agli assassini

Ieri il nuovo collaboratore di giustizia ha raccontato nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, di affari, di “messe a posto” pagate da insospettabili imprenditori e di tanti mafiosi. "Provenzano era la persona migliore di Cosa nostra"

PALERMO. «Comparetto guidava la macchina di Cottone, la lasciammo lì e tornammo insieme a bordo della mia auto. Sentii che cominciavano a picchiarlo, sentii le urla, ma me ne andai». Pochi giorni dopo gli scavi in località Crocicchia, Stefano Lo Verso ricostruisce così gli ultimi momenti di vita di Andrea Cottone, sparito nel 2002 e consegnato da lui stesso agli assassini che, dopo averlo ucciso, ne fecero sparire il corpo.
Interrogato dal pg Carmelo Carrara e dagli avvocati Roberto Tricoli, Nino Caleca, Antonio Gargano, il nuovo collaboratore di giustizia ha raccontato nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, di affari, di “messe a posto” pagate da insospettabili imprenditori e di tanti mafiosi. A partire da Giuseppe Comparetto, che ha scontato per intero la condanna in primo grado a 5 anni e 8 mesi per mafia e per il possesso di una pistola. Lui, che portò la macchina della vittima a Termini Imerese insieme a Lo Verso, adesso che è fuori dal carcere potrebbe essere accusato di omicidio. L’unico vero uomo d’onore, sostiene, è Bernardo Provenzano: “Era la persona migliore che c’era in Cosa nostra. Mi fu affidato come persona anziana e all’inizio non sapevo chi fosse. Era incontinente e così gli cambiavo pure il pannolone”.
Quanto alla politica, Lo Verso, difeso dall’avvocato Monica Genovese, non nasconde il rancore della cosca contro l’ex sindaco di Ficarazzi, Giuseppe Macchiarella, che “non aveva accettato di assecondare le nostre richieste”. C’era da sanare una casa abusiva e Macchiarella aveva come consulente Antonino Fontana. Ritenemmo che fosse stato lui il responsabile di questa mancata sanatoria e io andai a bruciargli due macchine». Il pentito chiama in causa anche il suocero del sindaco uscente di Bagheria, Biagio Sciortino, estreneo alla vicenda. “Tale D’Amico - racconta - era presente, assieme a me, quando Onofrio Morreale vendette, per un milione e mezzo di lire, una pistola a Mezzatesta. L'arma poi fu ceduta a me e mel 2004 la diedi a mia volta a Comparetto».

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