Bersani: prove d'intesa col Terzo Polo

Il segretario del Pd: "Ci apriamo a tutte le forze che vogliono andare oltre il berlusconismo"

ROMA. "Oggi siamo la forza centrale nella costruzione di un'alternativa, al servizio di un centrosinistra che si apre a tutte quelle forze che pensano di andare oltre Berlusconi". Intervistato dal Corriere della Sera, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani parla dell'apertura al Terzo Polo. "La barca della politica - dice - deve avere più pescaggio. Vedremo se la congiunzione avverrà tra elettori tra forze politiche".
Il voto delle amministrative è "il segno di una riscossa civica, la prova che nell'incrocio tra questione democratica e questione sociale c'é l'evoluzione della crisi del Paese", dice Bersani, che sottolinea come "gli elettorati di sinistra e centristi si siano già ampiamente mescolati nei ballottaggi".
Il leader democratico non risparmia critiche al centrodestra, dove "non trovi mai una discussione che parta dai problemi". Dopo il referendum, avverte, "ci sono scelte micidiali. Nelle carte di Tremonti c'é scritto che dobbiamo arrivare al 2014 con una base di spesa pubblica di 40 miliardi in meno, forse 50. E' irrealistico, non lo possiamo fare, sennò andiamo in recessione sparati".
Berlusconi, prosegue Bersani, "dovrebbe presentarsi dimissionario alla verifica che giustamente gli chiede il capo dello Stato. A quel punto la strada maestra sarebbe il voto" ma, ribadisce, "siamo pronti a discutere un rapido passaggio che consentisse di andare a votare con una diversa legge elettorale". Quanto alla Lega, "noi siamo alternativi, ma le diciamo: il federalismo non finisce se finisce Berlusconi. A noi interessa, come ci interessano la sburocratizzazione, la trasparenza, la pulizia".
Ribadendo di "non voler rifare l'Unione", Bersani definisce "importante l'impegno di Casini affinché si vada a votare" al referendum. Nell'apertura al Terzo polo "il punto non sono le primarie. In testa mettiamo una decina di riforme da fare", con "il grande obiettivo delle nuove generazioni". L'affidabilità di Vendola "la verifichiamo prima del voto", perché "dobbiamo costruire un profilo di governo anche sulla politica estera", afferma. Infine il coinvolgimento di Prodi: "Più grande sarà la sua dsponibilità, più grande sarà la mia disponibilità a impiegarlo in battaglia".

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