Calcio e scommesse, truccate partite anche in A

Il racconto del medico odontoiatra Pirani, finito sotto inchiesta. "Ruoli significativi per Signori e Doni"

CREMONA. Altre tre partite truccate e 5 squadre coinvolte, anche di serie A e non solo dello scorso campionato, oltre alle diciotto su cui si sono già conclusi gli accertamenti. E non sembra debba finire qui. L'inchiesta della Procura di Cremona, che ha nuovamente sconvolto il mondo del calcio professionistico, ha la sua prima "gola profonda". E' il medico odontoiatra Marco Pirani, di Sirolo (Ancona), accusato con il titolare delle agenzie di scommesse Massimo Erodiani di aver organizzato "la rete di rapporti stabili diretti alla manipolazione delle partite di calcio". E delle scommesse era anche "finanziatore e scommettitore".
Pirani, davanti al gip Guido Salvini, ha parlato, per dirla con il suo legale, Alessandro Scaloni, anche di "circostanze che vanno oltre i reati contestati nell'ordinanza di custodia cautelare". Appunto quelle "partite, anche di serie A", come confermato più tardi dal procuratore di Cremona Roberto Di Martino secondo il quale gli indagati avrebbero commesso anche altri reati dopo la cessazione delle intercettazioni. Aperto il fronte, gli inquirenti sperano ora che anche gli altri indagati parlino, consentendo così di trovare prove concrete dell'esistenza di quel "secondo livello" che coinvolge la serie A e che a questo punto è più di un'ipotesi investigativa.
Pirani ha anche fornito una sua versione della vicenda della ricetta con la quale l'ex portiere della Cremonese, poi del Benevento, Marco Paoloni, acquistò il Minias con il quale "addormentare" i colleghi durante la partita Cremonese-Paganese del 14 novembre del 2010. E la ricetta risaliva al giorno prima. "Non sapevo che sarebbe stato usato in modo illecito - avrebbe spiegato Pirani - credevo dovesse servire alla moglie di Paoloni che soffriva di insonnia. Non l'avrei certo mai fatta su una carta intestata mia". Pirani sarà interrogato nuovamente martedì prossimo dal procuratore Di Martino, anche per approfondire questi aspetti nuovi.
Anche Erodiani ha voluto dire la sua verità dopo un iniziale tentennamento. In un primo momento non voleva farlo, ma la scelta di Pirani di rispondere ha causato un effetto 'domino' sul quale gli inquirenti puntano parecchio. Da parte sua il titolare di agenzie di scommesse ha spiegato di essere entrato nel giro per recuperare un credito di 110 mila euro dall'ex portiere della Cremonese. Anche a Erodiani è stato chiesto di quelle tre partite di cui aveva precedentemente parlato Pirani, ma ha detto di non essere informato.
I due indagati hanno anche lungamente parlato di Beppe Signori e Cristiano Doni, fornendo nuovi elementi a carico dei due campioni. "Sono emerse indicazioni significative" dice uno degli inquirenti non nascondendo la soddisfazione. La convinzione di chi indaga è insomma di aver fatto centro e di aver ottenuto non solo la conferma del lavoro svolto in questi mesi ma anche spunti importanti per l'attività che deve essere ancora svolta.
L'effetto domino non ha invece riguardato Paoloni che ha manifestato l'intenzione di avvalersi della facoltà di non rispondere. "Troppo provato", ha spiegato il suo avvocato Emanuela De Paolo che era in compagnia della moglie di Paoloni. Il giocatore, al suo arrivo col furgone della polizia penitenziaria, è stato accolto da un gruppo di sostenitori della Cremonese che si era raccolto fuori dal tribunale: "Venduto, coniglio, meriti dieci anni". Dentro, in tribunale, l'esile moglie ha cercato di tutelare la rispettabilità della propria famiglia.

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