Regione, i Dalemiani spronano il Pd

Nicola Latorre, vice presidente dei senatori del partito, dice: "L'esperienza della giunta Lombardo è conclusa in ogni caso, noi dobbiamo lavorare per allargare l'alleanza a Sel e Idv"

PALERMO. «L’esperienza della giunta Lombardo è conclusa in ogni caso, anche un nuovo governo politico continuerebbe a muoversi nella logica dei giochi di palazzo. Il Pd invece deve lavorare per allargare l’alleanza prioritariamente a Sel e Idv e prepararsi a un passaggio elettorale»: ecco cosa dirà oggi Nicola Latorre. Al vice presidente dei senatori del Pd, fra i più vicini a Massimo D’Alema, è affidato l’intervento conclusivo di una manifestazione indetta a Palermo dall’area Mattarella, Bianco e Cruisafulli. In un colloquio col Giornale di Sicilia il senatore anticipa la sua posizione.



E così, dopo i dubbi espressi dalla Finocchiaro, un altro dirigente romano indica una nuova rotta per il Pd. Latorre parte da una premessa: «Dobbiamo prendere atto che stiamo vivendo una fase cruciale. C’è una crisi fra centrodestra e società italiana che corrisponde a una domanda di cambiamento. Una stagione politica giunge all’epilogo e il Pd deve essere capace di interpretare questa domanda di cambiamento». Latorre non nasconde «l’importanza della vicenda siciliana per gli equilibri nazionali» e considera rischi da evitare «i tatticismi e i giochi di palazzo» sottolinenando che «hanno provocato criticità nelle recenti elezioni amministrative, che pure ci hanno premiato nel resto del Paese».



E allora, parlando all’ala che da tempo invoca l’addio a Lombardo, Latorre farà un passo in più di quanto la segreteria nazionale non ha fatto a inizio maggio, quando Migliavacca dettò da Palermo i tempi per una verifica e un eventuale rimpasto alla Regione che faccia da apripista per un’alleanza elettorale col terzo polo. Per Latorre le Amministrative hanno suggerito un’altra ricetta: «Il Pd deve diventare protagonista di una iniziativa politica per allargare il campo e non per restringerlo. È impossibile costruire un’alleanza con i moderati che sia da ostacolo al recupero della sinistra. Le urne hanno detto che bisogna partire dalla costruzione di un accordo con Sel e Idv. Poi saranno le forze di centro a dover scegliere se stare con noi». Strategia che nasce anche dalla considerazione del fatto che alle Amministrative siciliane, rileva Latorre, «le forze che governano con noi alla Regione sono andate da sole. Vivono il rapporto con noi in modo tattico». Latorre definisce miope la tesi di chi nel partito (Cracolici e Lumia) sostiene che bisogna prolungare questa fase di logoramento del centrodestra prima di arrivare alle elezioni. E ritiene, il senatore, che per staccare la spina non sia necessario un referendum o un congresso: «Basta la direzione regionale». Posizione che potrebbe scrivere la parole fine alla legislatura: senza i 27 deputati del Pd Lombardo non ha maggioranza. Sarà musica per le orecchie dei vari Burtone, Capodicasa, Donegani, Russo Piro e Battaglia che annunciano grande partecipazione alla manifestazione di oggi pomeriggio.



Latorre non dimentica il ruolo autonomo della dirigenza siciliana ma precisa che «la politica e i programmi locali vanno inseriti nel quadro nazionale». Infine Latorre prova a sganciare le mosse del partito dalla vicenda giudiziaria che riguarda Lombardo: «La nostra esperienza in giunta è conclusa per motivi politici. Un partito deve saper arrivare un momento prima della magistratura, evitando di delegarle la soluzione dei problemi. Bisogna ridare centralità alla politica». Ad ascoltare Latorre ci sarà oggi anche il segretario Giuseppe Lupo, che però esclude di staccare la spina in questa fase: «Il 2 maggio, alla presenza di Migliavacca, abbiamo deciso di avviare dopo le elezioni una verifica per arrivare a un’alleanza con il terzo polo e la sinistra. Certo, i ballottaggi saranno un banco di prova per verificare la possibilità di allearci col terzo polo».

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