Milano, arrestato il finanziere Cimino

L'imprenditore siciliano, già a capo della società di investimento Cape Natixis e sino allo scorso febbraio vicepresidente di Cape Live, società quotata in Borsa, era indagato dai pm milanesi

MILANO.  Fine corsa per Simone Cimino. L'ex giovane rampante del private equity italiano è finito agli arresti in carcere nell'ambito dell'inchiesta, per la quale era già indagato, sulle operazioni spericolate di Cape Live, la creatura da lui portata in Borsa nel 2007. La società ha  ricevuto a sua volta un avviso di garanzia, anche se è impegnata a marcare la distanza col finanziere.   


Il 49enne agrigentino, bocconiano, un passato in Montedison (1985-1991), si era imposto lo scorso anno come uno degli imprenditori pronti a scendere in pista nella riconversione dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Qui avrebbe voluto produrre auto elettriche attraverso Cape Regione Siciliana Sgr, iniziativa a capitale misto privato-pubblico dedicato alle imprese dell'isola, dove la Regione è tutt'ora azionista con il 49%, mentre Cimino sarebbe uscito a maggio dalla gestione, per mantenere le cariche nelle società operative.    Al centro della 'galassia' c'é però Cape Natixis, società di gestione del risparmio creata nel 2003 grazie all'alleanza con la banca francese (Cape è invece l'acronimo di Cimino e Associati private equity). Qui ha iniziato a sgretolarsi l'impero del finanziere, visto che in aprile Cape Natixis è stata commissariata da Bankitalia per gravi irregolarità e violazioni normative emerse nel corso di accertamenti ispettivi. Alla sgr è stata contestata innanzitutto la centralità di Cimino, ma anche gli intrecci tra advisor, imprenditori e commercialisti, in alcuni casi sottoscrittori dei fondi Cape Natixis e al tempo stesso titolari delle imprese partecipate. Sotto i riflettori, infine, è finita la rischiosità delle partecipazioni nelle Pmi, con investimenti di cui sono state riscontrate irregolarità di governance e del rispetto della normativa antiriciclaggio.   


Cimino è stato incarcerato però per presunto 'ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanzà e 'manipolazione del mercato' in relazione alle operazioni di Cape Live. Nel mirino degli inquirenti era finito in particolare un bond convertibile emesso nel 2009 per raccogliere 50 milioni: il bond aveva racimolato all'inizio solo 14 milioni, per poi raddoppiare l'incasso grazie all'intervento della sconosciuta banca belga Degroof Banque Priveé. Apparentemente i soldi erano stati investiti in un fondo dell'istituto belga (Elicem), sottoscritto per l'80% dalla stessa Cape Live e per il 60% investito in obbligazioni anche in questo caso di Cape Live. Insomma, la società di Cimino sembrerebbe in realtà aver finanziato se stessa attraverso la copertura della banca. Già un mese fa, assieme alla notizia delle indagini su Cimino, erano scattati gli arresti di Jean Louis Jaoumin, sino al 2010 amministratore delegato dell'agenzia di Lugano di Banca Degroof.   


Cape Live intanto aveva annunciato di aver avviato a sua volta un'azione penale nei confronti di Jaoumin. In primavera la gestione della società è passata dopo una disputa dai toni accesi a un cda presieduto da Umberto Tracanella, esperto di ristrutturazioni aziendali (é stato al fianco di Enrico Bondi in Montedison e Parmalat), eletto in una lista 'imposta' dal socio Michele Bargauan, che ha estromesso Cimino.  Attiva con un fondo lanciato nel febbraio 2004 per 120 milioni di euro raccolti e un secondo del giugno 2007 da 205 milioni, Cape Natixis ha ancora in mano il 33% della quotata Arkimedica e il 30% di Screen Service. Quest'ultima ha sottolineato oggi in una nota che il finanziere non ha da aprile alcun incarico.

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