Grande battaglia ma la coppa è dell'Inter

Il Palermo domina per gran parte della partita ma gli attacchi si infrangono sul muro interista. Due guizzi di Eto'o decidono il matc. In rete anche Milito

ROMA. Con “Il sabato del villaggio”, Giacomo Leopardi scriveva l’entusiasmo dell’attesa dei giovani di diventare adulti, che però svanisce una volta che quel momento arriva. Il significato di questa pezzo di storia della poesia italiana potrebbe sintetizzare alla perfezione l’attesa del Palermo e del suo popolo per questo momento. Un momento lungo novanta minuti che però non è andato come la gente rosanero sperava. Finisce 3-1 per l’Inter la finale dell’Olimpico di Roma tra i nerazzurri e il Palermo. Continua, dunque, la maledizione di questa competizione per i rosanero alla terza sconfitta su tre finali giocate. Un risultato bugiardo perché per lunghi tratti della partita il Palermo ha messo sotto scacco l’Inter e avrebbe meritato di passare in vantaggio nel primo tempo.

La squadra di Leonardo, però, alla lunga ha fatto valere la propria esperienza e l’abitudine a questi eventi, colpendo proprio quando i rosa stavano cercando di riassestare la difesa dopo l’uscita per infortunio di Goian che ha probabilmente cambiata il match. E soprattutto in questi casi a fare la differenza sono i dettagli e i campioni. Ecco allora che uno stop azzeccato, quello di Eto’o al 26’, cambia una partita rispetto a uno errato, quello di Pastore al 18’, che poteva fare pendere l’ago della bilancia a favore dei rosa. Sarebbe troppo ingeneroso concentrare l’esito di questa finale in qusti due episodi, ma è l’emblema della differenza che c’è tra una grande squadra strutturata, per dirla alla Rossi, e un cantiere di belle speranze come quello del Palermo. Una differenza che ha portato alla vittoria dell’Inter.


Per quanto riguarda la gara, Il Palermo parte col piede giusto e dopo neanche un minuto ha la prima occasione con Hernandez che in posizione defilata davanti a Julio Cesar, però, calcia verso l’esterno della rete. Gli uomini di Rossi dimostrano di non avere alcun tipo di timore reverenziale nei primi quindici minuti. In sostanza, pressing a centrocampo e quando c’è da mettere la gamba anche per randellare, non ci si pensa due volte, facendo capire ai giocatori dell’Inter che questa finale non sarà certo una passeggiata turistica nella capitale. È il Palermo che non ti aspetti, i rosa fanno la voce grossa ed è un capolavoro al 18’ il triangolo Pastore-Ilicic che smarca il Flaco solo davanti al numero 1 nerazzuro, ma il secondo stop compromette un’azione che sarebbe stata pericolosissima. Al 22’, però, la prima tegola che cade sulla testa dei rosanero. Per Goian arriva un infortunio muscolare al polpaccio che lo mette ko. Rossi si consulta col suo vice Fedele Limone e decide di fare entrare Carrozzieri al 24’. Per il centrale di difesa arriva la seconda uscita stagionale dopo quella col Bari in campionato e due anni di squalifica. Non passano neanche due minuti e l’Inter approfitta dello scombussolamento difensivo con Sneijder che lancia alla perfezione Eto’o, che al 26’ gela Sirigu. Nell’occasione Cassani non è perfetto nella copertura. I rosa smarriscono le geometrie di inizio gara anche se rimangono quasi sempre nella metà campo nerazzurra. Grazie al vantaggio, invece, i nerazzurri cercano di mettere in più di un frangente la palla nel congelatore, affidandosi a Stankovic, Sneijder ed Eto’o, riuscendo a portare l’1-0 negli spogliatoi. Un risultato, però, che penalizza i rosa, che non hanno di certo demeritato.


La fase iniziale del secondo tempo non sortisce nessun effetto e allora Delio Rossi opta per uno schieramento assolutamente a trazione anteriore. Ecco così che entra al 55’ Fabrizio Miccoli per Acquah che era anche stato ammonito nella prima frazione di gioco. Ed è proprio il Romario del Salento a offrire il primo squillo di tromba della ripresa con un pezzo che di solito non appartiene al suo repertorio. Imbeccato perfettamente da un cross di Pastore, infatti, Miccoli colpisce di testa, impegnando Julio Cesar alla prima vera parata difficile nel corso della gara. Il numero 10 rosanero è in palla e al 62’ offre una gran palla a Hernandez che colpisce a botta sicura, trovando, però, la schiena di un avversario. Con l’ingresso di Miccoli è un Palermo ancora migliore di quello visto nel primo tempo e a tratti i rosa danno lezione di calcio, mettendo in affanno gli ormai ex campioni di tutto. C’è solo il Palermo, ma ancora una volta la 76’ l’asse Sneijder-Eto’o punisce i rosanero con il camerunense che si dimostra un cannibale solo davanti al portiere e porta i suoi sul 2-0. A questo punto Rossi si gioca anche l’ultima carta a disposizione con Pinilla che subentra a Hernandez. Il tempo che passa è nemico dei rosa e anche i tifosi del Palermo perdono a poco a poco le speranze e la voce per supportare gli undici di Rossi. Speranze che si riaccendono all’88’ con Munoz che schiaccia di testa su corner di Miccoli, battendo Julio Cesar. Il numero 6 argentino, però, si fa cacciare da Morganti subito dopo la rete per doppia ammonizione dopo avere steso Mariga per fallo insistente. Sulla punizione seguente Eto’o colpisce la traversa e Delio Rossi viene espulso per proteste. L’illusione di una clamorosa rimonta dura il tempo di un battito di ciglia, perché Milito punisce il Palermo al secondo dei cinque minuti di recupero, chiudendo la partita e portando la settima Coppa Italia della storia ad Appiano Gentile. Il Palermo chiude in dieci uomini con onore e orgoglio in avanti, ma l’epilogo è già stato scritto.


Finisce così tra le lacrime dei rosa, in particolare di Miccoli, quasi certamente alla sua ultima partita con la maglia del Palermo, e di Pastore. Ma finisce anche con l’abbraccio di 3/4 dell'Olimpico rosanero. Un abbraccio che i giocatori stasera hanno comunque meritato. Finisce coi calciatori del Palermo che rendono onore al momento in cui Zanetti alza la coppa al cielo con Ligabue in sottofondo e finisce ancora con le lacrime. Quelle di Delio Rossi, l’ultimo dei suoi a ricevere la medaglia d’argento. Un Rossi che con orgoglio si volta verso i suoi tifosi, alzando le braccia al cielo come se avesse vinto. Perché in fin dei conti questo rispetto e questo amore dimostrati sempre dai supporters rosanero nei suoi confronti rappresentano comunque una vittoria. E il tecnico non può fare altro che singhiozzare e piangere in mezzo al campo, consolato dagli abbracci di Nocerino e Sirigu.
Qualcuno potrebbe dire che la storia non è stata scritta alla fine. Così però non è assolutamente. Magari l'albo d'oro della Coppa Italia rimane ancora senza il nome Palermo scritto. Ma per quanto riguarda i tifosi del Palermo, è come se avessero vinto. Loro sì che hanno conquistato Roma, colorandola per due giorni di rosanero e riempendola dell'entusiasmo portato nella valigia dalla Sicilia. E questa non è una magra consolazione.

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