Naufraga con la moglie incinta a Lampedusa: la ritrova dopo 22 giorni

Kerry Salomon, profugo del Ghana, ha saputo stamattina che la sua donna e viva e si trova in una casa di accoglienza a Palermo. Sta bene e venerdì faranno nascere il loro primo figlio

PALERMO. L' aveva persa nel naufragio del barcone sugli scogli di Lampedusa. E di lei, incinta al nono mese, non aveva più saputo nulla da venti giorni. Fino a stamani, quando gli è arrivata la notizia che la sua donna è viva ed è in una casa di accoglienza di Palermo. Sta bene e venerdi la porteranno in un ospedale del capoluogo siciliano per far nascere, con un parto cesareo, il loro primo figlio.    


Lui è Kerry Salomon, 50 anni, profugo del Ghana, da dieci giorni ospite, con altri 60 immigrati, a Pratonevoso (Cuneo) dopo essere arrivato, con un traghetto, a Genova e poi, in pullman, a Settimo Torinese.    Lei è Blessing Salomon, 30 anni, anche lei ghanese, una delle cinque donne incinte che si trovavano su quel barcone maledetto con centinaia di profughi in fuga dalla Libia in guerra. Insieme hanno attraversato il Mediterraneo ("Una sofferenza infinita - dice oggi Kerry - eravamo tanti, troppi su quel barcone"); insieme hanno sperato per ore l'approdo sulle coste italiane; insieme hanno sognato un futuro per il figlio che sta per nascere; insieme hanno vissuto il dramma del naufragio ("Un incubo nella notte", racconta Kerry, prima di tacere). Poi, si sono persi di vista (lei, come tutte le donne incinte, non è passata dal Centro di Accoglienza di Lampedusa, ma è stata portata in ospedale) e, divisi, si sono aggrappati alla speranza di ritrovarsi, vivi.   


E' avvenuto oggi, grazie alla Polizia di Stato che, con il questore di Cuneo, Ferdinando Palombi, e il capo della Mobile, Luigi Chilla, non ha mai fatto cadere quella speranza. Blessing é stata rintracciata nella casa di accoglienza "Buon Pastore" di Palermo, a più di mille chilometri dal marito. Nel pomeriggio, si sono riabbracciati, per ora solo al telefono, travolti dall'emozione.    "E' viva": Kerry non aggiunge altro nell'inglese che lo ha portato a lavorare nell'ambasciata degli Stati Uniti, a Misurata, in Libia. Era uno degli addetti alle pulizie - racconta - e dalla città devastata dalla guerra è fuggito di corsa, "appena ho saputo che c'era un barcone che partiva per l'Italia", aggiunge. Ha preso Blessing, la sua seconda moglie (la prima è morta alcuni anni fa dopo avergli dato tre figli) e non ha pagato nulla per il viaggio, "ma - aggiunge - è stato un incubo".   


Kerry e Blessing erano a Misurata da tre anni; vi sono giunti da Accra, dove avevano sempre vissuto. Speravano in "un lavoro che la guerra ci ha strappato", dice Kerry, e in una vita migliore per loro e il bimbo che nascerà. "Se sarà un maschio - confessa Kerry - lo chiameremo Raffaele, se femmina Chiara, come i due giornalisti piemontesi che ci hanno aiutato a ritrovarci"

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