Giustizia, botta e risposta Alfano-Grasso

Il faccia a faccia tra il ministro e il procuratore nell'aula bunker è il momento più intenso della manifestazione per ricordare Falcone e Borsellino

PALERMO. La mafia è cambiata, bisogna cambiare anche l'antimafia. Da questa evoluzione nascono, secondo il ministro Angelino Alfano, i progetti di riforma della giustizia. Subito replica, tra gli applausi dei giovani che riempiono l'aula bunker, il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso: "Il vostro progetto non riguarda la giustizia ma il rapporto tra la magistratura e la politica". Il faccia a faccia, tra il ministro e il procuratore è il momento più intenso della manifestazione per ricordare Falcone e Borsellino. Si parte dalla constatazione che la mafia di oggi è, secondo Grasso, la "mafia degli affari". E occorre quindi adeguare gli strumenti della repressione valorizzando le indagini patrimoniali. Ma, aggiunge subito, "abbiamo bisogno soprattutto di colpire corruzione e voto di scambio". Dal pubblico si leva subito una voce diretta al ministro: "I collusi stanno in Parlamento". E  Alfano rilancia: "Se condannati, se ne devono andare. E se i partiti hanno la forza di cacciarli prima va ancora meglio".
Poi il confronto si sposta su intercettazioni e  pentiti. "Pentiti e intercettazioni - dice Grasso - sono fondamentali. I criteri che guidavano il lavoro di Falcone valgono ancora oggi". Sui pentiti il ministro non ha un'opinione diversa. "Sono per il mantenimento della legge - dice - Chi ha ucciso don Pino Puglisi oggi collabora. Ma i pentiti vanno trattati con attenzione". E al di sopra di tutto va posto un sistema che, come quello italiano, si regga su tre pilastri: caccia ai latitanti, carcere duro, beni confiscati.
C'é poi il problema degli appoggi esterni. Alfano e Grasso si ritrovano sulla necessità di colpire la cosiddetta "area grigia" in cui convergono affari e interessi politici. Sulla riforma della giustizia le posizioni restano invece distanti. Mentre Grasso sostiene che i progetti mettono in discussione l'autonomia dei magistrati, Alfano assicura che "nessuna riforma toccherà mai i principi dell'autonomia e dell'indipendenza dei magistrati". Grasso mantiene le sue riserve: "E' difficile dialogare con chi ti prende a schiaffi. E' difficile non essere preoccupati quando i magistrati vengono considerati matti, utopisti, antropologicamente diversi, perfino un cancro da estirpare...". Per chiudere il confronto Alfano legge una vecchia intervista di Falcone per dimostrare che il magistrato era a favore della separazione delle carriere e Grasso replica "voleva separare le carriere non sottrarre ai Pm la direzione delle indagini".

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