Sicilia, Editoriali

Mio padre, il mio eroe sorridente

Pubblichiamo una testimonianza di Rachele Cataldo, figlia di Erasmo, morto in motocicletta dopo essere stato investito da una vettura dei carabinieri che inseguiva un'auto che non si era fermata all'alt ad un posto di blocco

Mi ha regalato la mia prima macchina per scrivere all'età di sei anni. Ha sempre amato e apprezzato la mia passione per la scrittura, e appoggiato il mio sogno di diventare giornalista. Chi l'avrebbe mai detto che il mio primo intervento giornalistico sarebbe stato una commemorazione a lui. Mio padre è morto da vittima, ma ha vissuto da eroe, e sono sicura che se avesse avuto la possibilità di lottare per la vita, anche solo per un attimo, avrebbe vinto. Solo un taglio netto avrebbe potuto spezzare il suo innato senso alla resistenza, alla lotta. Si hanno rimpianti verso le persone con le quali abbiamo lasciato le cose in sospeso. Io non ho rimpianti, perché mi ha insegnato tutto quello che un padre può, e deve trasmettere ai propri figli.
Era il mio eroe. Un punto di riferimento per chiunque lo circondasse. Un aiuto per chiunque ne avesse richiamato il bisogno. Il suo è sempre stato un «sì», a qualsiasi richiesta: che fosse un passaggio, una lezione di pianoforte, una gita in barca, una mano con i compiti. Ci ha sempre detto che la cosa più bella della vita, era avere una passione. E lui ne aveva tantissime, dalla musica, ai viaggi, al mare, alla natura. Ma ha sempre dimostrato che la sua vera, più grande passione eravamo noi: i suoi figli, la sua famiglia. Era un padre che semplicemente c'era, che non perdeva mai occasione per insegnarci tutto quello che sapeva.
Ma ci ha fatto anche sbagliare, perché gli sbagli, diceva sempre, sono il modo migliore per imparare dalla vita. Il suo era un amore incondizionato e infinito; non ci ha mai fatto mancare nulla, per quanto talvolta gli costasse sforzo e fatica. Ma ci ha anche insegnato che la vita è dura, ingiusta. Ci ha spronato a buttarci nella mischia senza paura, a rischiare, a lottare, a rialzarci, a vivere. E vivere a pieno, ogni singolo attimo della nostra vita, amaro o dolce che sia, sarà il dono più grande che potremo fargli. Il modo migliore per ricordarlo. Dar frutto a tutte quelle ramanzine che spesso ci hanno fatto sbuffare e snervare. Ramanzine ricche di perle di saggezza, di esperienza personale e insegnamento, che terremo care in noi.
Mio padre è morto da vittima, ma non lascerò che il gesto sconsiderato di chi andava troppo veloce modifichi il meraviglioso ricordo che ho di lui: un padre-eroe, ricco d'amore e pieno di vita. Ci ha fornito tutti gli strumenti per poter affrontare anche questa situazione, così tragica e inaspettata. E riusciremo a superarlo, perché in noi scorre il suo stesso sangue: il sangue di un uomo che non ha mai desistito, che non ha mai demorso. E che amava la vita, in tutte le sue sfaccettature. Che manteneva il sorriso, persino sul letto di morte.

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