Maxi sequestro di beni all’ex deputato Giammarinaro

L’ex parlamentare regionale della Dc, in passato indiziato di mafia, riusciva a controllare attività economiche nella sanità locale, nonostante fosse sorvegliato speciale. Sigilli a finte società, appartamenti, veicoli e conti correnti

TRAPANI. La polizia e la guardia di finanza di Trapani hanno sequestrato beni per 35 milioni di euro all'ex deputato regionale Dc Giuseppe Giammarinaro nell'ambito di un'operazione nel settore della sanità denominata "Salus iniqua". Sotto sigillo sono finite società, beni  immobili - sedi di aziende, filiali, magazzini, appartamenti -, veicoli, natanti, quote sociali, conti correnti e rapporti bancari.  Contestualmente a Giammarinaro e ad altri 6 prestanome è stato notificato un avviso di garanzia per riciclaggio e un avviso di conclusione delle indagini per intestazione fittizia di beni.   
Il provvedimento di sequestro anticipato, eseguito dalla Divisione Anticrimine della Questura  di Trapani e da finanzieri del Nucleo di polizia tributaria, è stato emesso dal tribunale sezione misure di prevenzione su proposta del questore. L'ex parlamentare regionale, in passato indiziato di mafia, già sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, è stato tra il 1985 e il 1990 presidente dell'Asl di Mazara del Vallo. La sua carriera politica, culminata nell'elezione all'Ars, si interruppe quando si diede alla latitanza per sfuggire a due misure cautelari per mafia e associazione a delinquere per reati contro la pubblica amministrazione, emessi di gip di Marsala e Palermo. Costituitosi nel 1996, fu condannato per peculato e concussione e assolto dall'associazione mafiosa.
Nonostante fosse sottoposto alla misura di sorveglianza speciale, nel 2001 fu esponente provinciale di spicco del partito del "Biancofiore". Successivamente passò all'Udc sfiorando l'elezione, nel 2001, col simbolo scudocrociato. Dalle indagini è emerso che grazie a coperture istituzionali e nonostante la sottoposizione alla sorveglianza speciale Giammarinaro controllava attività economiche nel settore della sanità ottenendo finanziamenti pubblici regionali. Attraverso la complicità con imprenditori, medici, operatori sanitari e dirigenti della Asl di Trapani l'ex deputato riusciva a gestire strutture di assistenza convenzionate con la azienda sanitaria , collegate tra loro da una rete di prestanomi, allo scopo di infiltrarsi nella sanità locale e nella pubblica amministrazione regionale, assicurarsi rimborsi e determinare le nomine di manager e dirigenti sanitari nei vari ospedali. Secondo gli inquirenti, inoltre, Giammarinaro, grazie alla complicità di dirigenti della sanità pubblica che stipulavano convenzioni per il rimborso di spese sanitarie per l'assistenza a pazienti ricoverati in strutture cliniche controllate dall'ex deputato, avrebbe intascato decine di milioni di euro. Utilizzando falsi certificati redatti da medici compiacenti, poi, Giammarinaro avrebbe evitato i vincoli della sorveglianza speciale ottenendo il permesso di allontanarsi dal comune di Salemi e tenere incontri riservati  con esponenti politici locali e imprenditori.    
Capillare il controllo esercitato dall'indagato sulla sanità locale: oltre a gestire occultamente residenze socio assistenziali a Mazara del Vallo e Salemi e un centro di emodialisi di cui era socio con un imprenditore mazarese ucciso, Giammarinaro aveva interessi, attraverso prestanomi e familiari, in diverse strutture sanitarie. Gli investigatori hanno passato al setaccio decine di società tra le quali la C.E.M., la Salus srl, la Life srl e Villa Letizia Soc. Coop. dimostrando che l'ex deputato ne aveva disposto l'intestazione fittizia a prestanomi mantenendone il controllo tanto da disporre variazioni di bilancio, nomine, assunzioni, sollecitare  false fatturazioni per ricavare somme di denaro e realizzare un fondo in nero di circa 1.000.000.000 di vecchie lire.

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