Amministrative, voto amaro per la Moratti

A Milano si va al ballottaggio, ma il candidato del centrosinistra Giuliano Pisapia è staccato di 6 punti. Secondo turno anche a Napoli. Fassino vince a Torino. Merola a Bologna

ROMA. Milano è la porta d'accesso al potere berlusconiano. Dopo il primo turno delle elezioni comunali, e la sorpresa di Giuliano Pisapia (48%) che va al ballottaggio con più consensi di Letizia Moratti (41,6%), quella porta non è più blindata. Non è stata aperta, ma da oggi è socchiusa e qualche chiavistello ha ceduto. E' la sorpresa maggiore di questo primo turno elettorale che ha chiamato alle urne quasi 13 milioni di elettori ma con i riflettori accessi su quattro Comuni capoluogo come Torino, Milano, Bologna, Napoli. E proprio Torino e Bologna vanno al centrosinistra al primo turno, con Napoli al ballottaggio con il candidato del Pdl Giovanni Lettieri che se la vedrà con l'outsider di Idv-Fds, Luigi De Magistris.   
A Milano il primo a essere sorpreso è stato lo stesso Pisapia. Un attimo, perché subito dopo si è detto certo che al ballottaggio la fiducia dei milanesi raccolta oggi "aumenterà e porterà il consenso a oltre quel 51% che serve per cambiare Milano". Il ballottaggio era il traguardo importante su cui puntava e ha sintetizzato questo risultato ricordando che i suoi avversari lo consideravano "prima impossibile, poi improbabile, ora altamente probabile". Secondo il sindaco uscente Letizia Moratti, "questo voto è sicuramente un segnale forte che dobbiamo saper cogliere" e si dovrà fare una "riflessione profonda sulle cause". Da Milano, ha aggiunto Moratti, "deve ripartire una fase nuova della politica di centrodestra" che sia "in grado di aggregare le forze che non si sono sentite evidentemente rappresentate". Non senza una punta di malizia, Formigoni ha lapalissianamente sintetizzato: l'unico dato certo é il ballottaggio. Errori della Moratti? Forse errori di "comunicazione", ha chiosato Formigoni. Poche battute per far trasparire la delusione e qualcosa di più per il risultato.  
Il quadro politico uscito dalle urne del primo turno alle comunali è un'immagine nitida: si vede per certo un cedimento del centrodestra nei grandi centri del Nord, dove l'affluenza alle urne è stata addirittura superiore rispetto ad altre aree. Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli incarnano la sinistra radicale. E in queste due città la parola decisiva spetta al Terzo Polo. Due i punti fermi nelle grandi città: la netta vittoria di Piero Fassino a Torino (con il 56,65% contro il 27,3% di Coppola), ma anche il successo di misura (50,5%) di Virginio Merola a Bologna. Un risultato, quello di Fassino, che ha confermato la scelta netta dei torinesi che hanno premiato il progetto "Gran Torino". Per il resto ogni scelta è rinviata a domenica 29 maggio. Da qui ad allora i riflettori sono puntati su Milano. Per Moratti la via è tutta in salita. Il Terzo Polo, come ha preannunciato Casini, lascerà a Milano libertà di voto con il che lasciando capire che considera entrambi i candidati poco moderati. Negli altri capoluoghi di regione, ballottaggio in vista per Trieste e Cagliari, mentre a Catanzaro il candidato del centrodestra, Michele Traversa passa il turno con il 62% dei consensi.   
Dei 16 capoluoghi di provincia già scrutinati (sul totale di 23), 7 vanno al centrosinistra (Savona, Ravenna, Arezzo, Siena, Fermo, Benevento, Villacidro), uno al centrodestra (Caserta), mentre in otto se la vedranno al ballottaggio (Novara, Varese, Pordenone, Rovigo, Rimini, Grosseto, Crotone, Iglesias, con il candidato di centrosinistra Perseu al 49,9%). Nelle altre città il risultato provvisorio vede il centro sinistra prevalere a Salerno, Barletta, Carbonia e Olbia, il centro destra a Latina e Reggio Calabria, mentre al ballottaggio è  indirizzata Cosenza.   Per quanto riguarda le elezioni provinciali, in tre casi (Gorizia, Ravenna e Lucca) il presidente è espressione del centrosinistra, a Treviso della Lega a Campobasso del centrodestra. Sei i ballottaggi: a Vercelli, Mantova, Pavia, Trieste, Macerata e Reggio Calabria.

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