"Ecco perché è giusto vietare la messa contro l'omofobia"

Riceviamo tra i commenti e pubblichiamo una lettera di "un semplice cristiano" sulla veglia di preghiera che si sarebbe dovuta svolgere il 12 maggio a Palermo

Lettera di un semplice cristiano a proposito della veglia di preghiera contro l'omofobia, diffusa liberamente come commento a diversi articoli comparsi sul web.

È da alcuni giorni oggetto di dibattito la veglia di preghiera che si sarebbe dovuta svolgere il 12 maggio presso la chiesa di Santa Lucia col bene placet del Cardinale Romeo. Il quale, ovviamente, non ha acconsentito.

Il motivo dell'annullamento, secondo un comunicato del 4 maggio diffuso sul sito della parrocchia (1), è che questo evento, secondo la Curia, non è in sintonia con la norma indicata al punto 17 del documento “Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali”. In effetti, su tale documento si afferma che:

“Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l'insegnamento della Chiesa, che sia ambigua nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio, o anche l'apparenza di esso, può dare origine a gravi fraintendimenti. Speciale attenzione dovrebbe essere rivolta alla pratica della programmazione di celebrazioni religiose e all'uso di edifici appartenenti alla Chiesa da parte di questi gruppi […] A qualcuno tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare solo un gesto di giustizia e di carità, ma in realtà esso è in contraddizione con gli scopi stessi per i quali queste istituzioni sono state fondate, e può essere fonte di malintesi e di scandalo.” (2)

La decisione del Cardinale sembra dunque ragionevole e adeguatamente supportata: la veglia di preghiera proposta dalla già di per sè ambigua (per motivi dottrinali, non per altro) associazione di omosessuali-cristiani Ali d'Aquila, se inserita nel calendario di un evento apertamente anticristiano come il Palermo Pride, avrebbe acquisito una valenza ideologica e politica palesemente contraria alla dottrina e alla prassi della Chiesa cattolica.

Occorre quindi specificare, specialmente a tutti quei cristiani in buona fede che hanno interpretato questo gesto della Curia come un rifiuto, come una sorta di porta sbattuta in faccia agli omosessuali, che il veto è stato posto non per mancanza di carità, ma per non avvalorare le tesi di un'ideologia gay che si spinge ben oltre il mero diritto degli omosessuali a non dover esser oggetto di discriminazioni e violenze d'ogni tipo per le loro scelte sessuali. Ciò che il Palermo Pride porta avanti è infatti un'ideologia dissolutoria, tassello di una strategia globale (i cui attori non sono sempre consapevoli) operante almeno da 300 anni nelle élites culturali europee, che con le armi del politically correct e del buonismo spicciolo tentano di disgregare l'ossatura morale  dell'Occidente, attaccando la famiglia ed i ruoli di genere naturali (in primis con lo sdoganamento di una mentalità abortista e divorzista, supportata da leggi altamente permissive) in funzione palesemente anticristiana e antitradizionale.

È difficile, in un mondo in cui l'informazione libera viene scambiata con l'anarchia dell'incompetenza mediatica, in cui  un “sì” o un “no” decontestualizzati possono scatenare ogni sorta di montatura ingiuriosa, far comprendere che il rifiuto a supportare una veglia di preghiera è posto in essere dalla necessità di dare un segnale di più ampio respiro, una prospettiva religiosa più profonda e meno clamorosa.

I lupi travestiti da agnelli sono sempre in agguato. I carnefici che si atteggiano a vittime non aspettano altro che l'occasione giusta per demonizzare il proprio nemico, forti anche dello scandalo degli ingenui e del supporto degli sciacalli dell'informazione.

Come potrebbe un cristiano non essere dalla parte degli emarginati e degli oppressi? Come potrebbe non vedere Cristo negli ultimi? Ma non bisogna confondere la carità con l'ingenuità.

Chi vuole pregare, preghi. Si inginocchi davanti al tabernacolo e affidi le vite dei sofferenti (omosessuali discriminati inclusi) al Gesù morto e risorto per la nostra salvezza. Si dia anche da fare attivamente perché queste discriminazioni diminuiscano e tutti possano godere già su questa terra di una felicità più-che-umana.

Ma chi vuole usare la preghiera come uno strumento di lotta politica, chi vuole seminare zizzania tra i figli dell'unica e vera Chiesa di Cristo, vada fuori dal tempio. E se ne assuma le responsabilità, dinanzi alla propria coscienza, prima, e, quando sarà il momento, dinanzi a Dio.

(1) http://www.parrocchiasantaluciapa.it/?page_id=1475
(2) http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19861001_homosexual-persons_it.html

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