Lampedusa, emergenza senza fine Oltre 1.500 migranti sull'isola

Continuano gli sbarchi nelle Pelagie. Commozione al centro di prima accoglienza alla notizia del naufragio che ha causato decine di morti

PALERMO.  Appena lasciata la costa libica, insieme col "gemello" poi riuscito a raggiungere Lampedusa con 655 africani a bordo, un barcone, anch'esso strapieno di migranti, almeno 600, è naufragato proprio per l'eccesivo carico all'alba di ieri di fronte al mare di Tripoli provocando l'ultima tragedia della disperazione. Sono decine i morti accertati ma sono centinaia quelli di cui non si sa ancora nulla. La notizia del naufragio si è subito diffusa nel centro di prima accoglienza di Lampedusa, provocando commozione e sgomento. Una somala giunta ieri piange dopo avere appreso telefonicamente da alcuni parenti che il figlio, partito con il secondo barcone, sarebbe tra le vittime.    
Sul natante "'gemello'' poi arrivato nella maggiore delle Pelagie con 655 migranti, vi erano anche 82 donne e 21 minori mentre su un'altra imbarcazione anch'essa raggiunta dalle motovedette italiane vi erano altri 187 extracomunitari, tra cui 19 donne e un ragazzino. A dieci miglia da Lampedusa il timone del peschereccio su cui erano stipati centinaia di profughi ha avuto un'avaria e la barca ha cominciato ad andare alla deriva sospinta dal mare forza 3 e da raffiche di scirocco. Tre militari della Guardia di Finanza a bordo di una delle motovedette che stavano scortando gli immigrati si sono lanciati sull'imbarcazione per riparare il guasto alla catena del timone e il barcone ha ripreso la navigazione.   
Un altro barcone con circa 700 persone a bordo è stato avvistato nel pomeriggio. Le motovedette sono partite per raggiungerlo e scortarlo nel porto dell'isola dove giungerà in serata. Con i migranti che arriveranno saranno oltre 1.500 gli africani sull'isola. Diverse centinaia di persone saranno fatte salire sulla nave Flaminia della Tirrenia per essere portate in altri centri di accoglienza e svuotare il Cie pelagico.    
Secondo il ministro dell'Interno Roberto Maroni, "bisogna che la guerra finisca e finisca presto, bisogna trovare una soluzione che dia stabilità alla Libia, altrimenti saremo costretti ad assistere quotidianamente ad arrivi massicci di profughi sulle nostre coste, realizzando purtroppo l'allarme che avevo già lanciato".

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