Hanno fatto di Bin Laden un martire

Seppellire il cadavere in mare, per evitare che la tomba diventasse meta di pellegrinaggi e punto di riferimento per i fanatici, non basterà a impedire che egli diventi un simbolo, caduto in combattimento contro gli infedeli e ispiri altri giovani disperati a seguirne l'esempio

Sono passati quasi dieci anni tra il momento in cui George Bush, dopo gli attentati dell'11 settembre, si impegnò a prendere Osama Bin Laden "vivo o morto" e quello in cui il suo successore Barack Obama ha potuto annunciare che "Giustizia è fatta". Per quasi dieci anni "l'uomo più ricercato del mondo" è riuscito a sottrarsi alla rappresaglia americana, prima sfuggendo in modo romanzesco dal suo ridotto di Tora Bora e poi nascondendosi in Pakistan, con la probabile complicità dei servizi segreti locali che non potevano non avere notato quella specie di fortino sorto nel 2005 a due passi da una Accademia militare, a un'ora d'auto dalla capitale Islamabad, in cui ieri è stato finalmente scovato.
Per quasi dieci anni, pur facendosi sentire solo di rado attraverso messaggi radiotelevisivi, egli ha condotto o almeno ispirato una "guerra santa" contro l'Occidente che, dopo i 3.000 morti delle Torri gemelle, ha fatto altre migliaia di vittime, dall'Afghanistan all'Iraq, da Bali a Madrid, da Londra alla Somalia, dalla Cecenia alle Filippine. Anche se non è riuscito nel suo obbiettivo di dare vita a un nuovo "califfato islamico", e negli ultimi tempi ha perduto parte della sua influenza a favore di nuovi leader, come l'egiziano Al Zawahiri e lo yemenita Al Awlaki, Osama ha esercitato una profonda influenza su centinaia di milioni di musulmani, dall'Oceano atlantico all'Indiano: è stato, per così dire, la stella polare del jihadismo mondiale, l'ispiratore di una galassia di organizzazioni che magari non prendevano ordini direttamente da lui, ma si richiamavano al suo credo.
La sua eliminazione ad opera della Cia e delle forze speciali statunitensi (e, significativamente, senza la partecipazione dei militari pakistani, che certo non avranno apprezzato questa palese violazione della loro sovranità territoriale) costituisce un successo spettacolare per Washington e una vendetta che - come dimostrano anche le pubbliche dimostrazioni di gioia - l'opinione pubblica americana agognava da sempre. Non bisogna invece illudersi che risolva il problema del terrorismo islamico, che anzi potrebbe trarre dalla sua morte nuova linfa. Alcuni analisti avvertono che se Al Qaeda fosse in possesso di armi di distruzione di massa, potrebbe scegliere proprio questo momento per utilizzarle. Tutti i Paesi che si sentono nel mirino hanno infatti proclamato lo stato di massima allerta.
Dopo essersi garantiti, attraverso l'esame del Dna, che l'uomo ucciso ad Abottabad fosse proprio lo sceicco del terrore, gli americani si sono precipitati a seppellire il suo cadavere in mare, per evitare che la tomba diventasse meta di pellegrinaggi e punto di riferimento per i fanatici. Tuttavia questo espediente, che ha violato la legge islamica, non basterà a impedire che egli diventi un martire, caduto in combattimento contro gli infedeli e ispiri altri giovani disperati a seguirne l'esempio. Secondo un sito vicino alla organizzazione, Al Qaeda si preparava da tempo alla possibilità che il suo leader venisse eliminato e avrebbe già adottato tutte le misure necessarie per proseguirne l'attività.
L'effetto più positivo della scomparsa di Bin Laden potrebbe verificarsi in Afghanistan, dove l'obbiettivo primario della Nato è di impedire che Al Qaeda torni ad assumerne il controllo e gli islamisti escano vittoriosi dallo scontro con l'Occidente. I Talebani, che avevano ospitato Osama dal 1999 al 2001, permettendogli di trasformare il Paese in un campo di addestramento per la Jihad universale, sono tuttora considerati il suo braccio armato. Ma ora che Osama non c'è più, e che le sue milizie arabe, uzbeche e cecene potrebbero disperdersi, è concepibile che la guerra perda la portata "globale" avuta finora, rendendo possibile un accordo tra il governo Karzai e i Talebani stessi e la conseguente riduzione dell'impegno occidentale. Tutta da vedere, invece, è l'influenza che la scomparsa di Bin Laden eserciterà sulla cosiddetta primavera araba: aumenterà l'influenza di coloro che puntano davvero alla democrazia, o rafforzerà gli estremisti islamici, indignati, come una parte di loro ha già detto, per "l'ennesima dimostrazione della prepotenza americana"? L'unica cosa sicura, al momento, è che si è chiuso un capitolo di storia: e che Bin Laden sarà ricordato a lungo, come altri leader dalla ispirazione malvagia, come uno dei suoi protagonisti.

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