Aria pesante nella maggioranza dopo l’arresto di Minardo

Il governatore avrebbe appreso mentre era riunito con i capigruppo per parlare della Finanziaria. Le sorti politiche del presidente dipendono dal rapporto col Pd. Ancora più forte la fazione che dice no al governo Lombardo

PALERMO. La notizia dell’arresto di Minardo piomba in un Parlamento distratto dalla faticosa approvazione della Finanziaria. Il presidente Lombardo la apprende mentre è riunito con i capigruppo della maggioranza e, racconta chi c’era, nè lui nè Cracolici e Lupo hanno interrotto le trattative per parlare di Minardo.
Ma il caso agita le segreterie. Perché nel breve volgere di qualche settimana i due principali partiti al governo hanno subìto l’arresto di Gaspare Vitrano (Pd) e Minardo. E si avvicina il momento della verità per lo stesso Lombardo, che attende il proscioglimento o il rinvio a giudizio per l’inchiesta di Catania. A tradire il nervosismo è proprio l’Mpa che col coordinatore Enzo Oliva, dopo aver manifestato la fiducia di rito nella magistratura, sottolinea che «l’arresto sorprende per la tempistica, vista la concomitanza delle elezioni amministrative a Ragusa». L’Mpa si augura «una pronta conclusione della vicenda», certo che «Minardo e sua moglie sapranno dimostrare la propria estraneità alle accuse».
Le sorti politiche del presidente dipendono invece dal rapporto col Pd. E il dibattito interno al Partito democratico avrà il punto culminante lunedì quando il segretario Giuseppe Lupo riunirà i big alla presenza di Maurizio Migliavacca, spedito a Palermo da Bersani. Staccare o no la spina al governo? L’area più ostile a Lombardo trova oggi nuova forza per dire con Bernardo Mattarella che «la situazione è insostenibile». L’abbraccio a Lombardo e all’Mpa nell’occhio del ciclone giudiziario è per Mattarella «l’ulteriore conferma che ci stiamo facendo del male». Anche se per il ragusano Pippo Digiacomo «il caso Minardo non influenzerà il progetto politico».
In altri momenti la vicenda avrebbe potuto rafforzare l’asse fra l’area Mattarella e l’area ex Margherita di Francantonio Genovese e Nino Papania. Ma proprio a quest’area si iscrive Vitrano, finito in manette un mese fa. È impensabile che lunedì gli ex margheritini sfruttino l’arresto di Minardo per chiedere lo stop all’alleanza con Lombardo. Non a caso Papania descrive un percorso che è solo politico: «Non leghiamo le nostre decisioni alla sorte di nessuno. Noi vogliamo mettere insieme tutte le forze alternative a Berlusconi. Se la classe dirigente del Pd non sarà in grado di farlo, allora affidiamo la decisione sulle alleanze al referendum fra gli iscritti». E in questi giorni circola fra i banchi del Pd un sondaggio del Sole 24 ore che indica un maggiore favore degli elettori per la alleanza che comprende la sinistra estrema (con Sel e Idv sarebbe al 44,1%) mentre in caso di patto solo col terzo polo il partito perderebbe consensi (33,5%).
È un Pd in imbarazzo quello che contemporaneamente prova a orientare a sinistra le scelte da realizzare con la Finanziaria e che dall’altro si appresta alla resa dei conti interna. Lupo prova a tenere separati i problemi giudiziari da quelli politici: «In Italia la responsabilità penale è personale. Ci auguriamo che Minardo risolva i suoi problemi. È una vicenda che non fa piacere a nessuno ma attendiamo che venga chiarita. Non tocca a noi emettere sentenze».
Ma la questione morale è tornata prepotentemente d’attualità. Erasmo Palazzotto (Sel) rileva che «tre arresti in meno di sei mesi (c’è anche quello di Fagone del Pid, ndr) e 17 tra indagati e rinviati a giudizio sono troppi, perchè l'Ars continui a fare finta di niente. La questione morale è figlia del clima torbido in cui è nato questo governo». Picchia duro anche Idv: per Fabio Giambrone «la questione morale è ormai ai massimi livelli e se Lombardo non si decide a fare un passo indietro, devono essere le forze responsabili a metterlo in minoranza. Il Pd non ha più scuse. Altrimenti sarà complice della proliferazione di un sistema affaristico». Ma l’Mpa si difende. Per Nicola D’Agostino «confondere le possibili responsabilità personali di un deputato per attaccare Lombardo è un atteggiamento inaccettabile e qualunquistico».

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