Accusato di aver rapito una donna per darla in moglie al figlio: assolto

L'uomo fu denunciato in Kosovo nel 2003. In realtà, il rapimento fu escogitato dalla madre della presunta vittima che, scontenta del matrimonio della figlia, voleva farla tornare a casa

PALERMO. Era stato accusato di aver rapito una minorenne per farla sposare al figlio, rischiando una condanna a sei anni di carcere. A otto anni di distanza arriva l’assoluzione perché il fatto non sussiste.
Il protagonista della controversa vicenda, che risale al 2003, è Sali Ramadan. L’uomo, che ha anche subito una custodia cautelare, assistito dagli avvocati Giuseppe Pinella e Maximilian Molfettini, è stato assolto dal Tribunale di Palermo dall’accusa di avere partecipato al rapimento di quella che sarebbe diventata sua nuora.
Tutto inizia in Kosovo, con una denuncia della madre della presunta vittima. Secondo quanto riportato dalla donna, il presunto rapitore avrebbe sequestrato la ragazzina, portandola illegalmente in Italia, per darla in moglie al figlio. L'uomo sarebbe stato aiutato anche da alcuni parenti, che saranno giudicati a giugno dalla Corte di Assise di Palermo. Nel corso del processo, però, una delle sorelle della “rapita”, insieme allo zio, hanno fatto emergere una realtà ben diversa: sembra, infatti, che la madre, scontenta del matrimonio della figlia, avrebbe denunciato il suo rapimento solo per farla ritornare a casa. Obiettivo, tra l’altro, raggiunto con un secondo matrimonio della figlia. È emersa, inoltre, un’altra strana circostanza anche con riferimento alla sorella: la madre, infatti, avrebbe denunciato il rapimento in un momento diverso da quello della minore, facendo sorgere più di qualche dubbio sul reale andamento dei fatti. Dubbi confermati anche dalla totale assenza, nel corso del dibattimento, sia della madre che della vittima della vicenda.

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