Ciancimino, il Gip convalida arresto e ordina il carcere

L'indagato è accusato di calunnia aggravata nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Il giudice per le indagini preliminari ha ordinato la custodia cautelare

PALERMO. Massimo Ciancimino resta in carcere per l'accusa di calunnia aggravata nei confronti dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Il gip di Parma, Alessandro Conti, ha confermato il fermo ordinato dalla procura palermitana giovedì scorso, ordinando contestualmente la custodia cautelare in carcere. Il legale dell'indagato, Francesca Russo, aspetterà le motivazioni del provvedimento per presentare subito il ricorso al Riesame e intanto chiederà il trasferimento del figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, già condannato per riciclaggio del "tesoro" del padre e indagato per concorso in associazione mafiosa, in un altro carcere. "Ho saputo - dice il legale - che a Parma ci sono Provenzano e Graviano...".  


E dopo l'episodio della fotocopia su cui sarebbe stato aggiunto il nome di De Gennaro, fornito ai magistrati dallo stesso Ciancimino, che ha poi dato anche quello che contiene il nome che sarebbe stato fotocopiato, il figlio di don Vito sembra nuovamente auto-inguaiarsi facendo trovare 13 candelotti di esplosivo da cava sotterrati nel proprio giardino di casa, in via Torrearsa a Palermo, con relativi detonatori e miccia. "Erano in un pacco inviatomi con una lettera di minacce. L'ho messo in acqua e poi sotterrato, per non spaventare la famiglia e non creare tensioni" ha detto ai pm palermitani. I magistrati però ora stanno valutando la credibilità di questa nuova rivelazione. Appare poco credibile, infatti, che un pacco con candelotti di dinamite sia arrivato fino a casa Ciancimino e poi che lui non abbia fatto denuncia. Per ogni lettera di minacce o qualsiasi movimento sospetto davanti le sue abitazioni era spesso lo stesso Ciancimino a dare notizia anche ai giornalisti. L'ultima volta un paio di settimane fa quando in via Torrearsa fu fermato un giovane rom, presunto ladro.  


Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia dice che l'esplosivo fatto ritrovare era potenzialmente in grado di far saltare in aria l'intero edificio. "Non era innescato - ha aggiunto  e dobbiamo attendere la relazione tecnica, ma sembra vi fosse il pericolo di un auto-innesco accidentale".   "Nella sua difesa Massimo Ciancimino dice - aggiunge il magistrato - a dimostrazione della sua 'buona fede', che è stato lui stesso a fornirci il documento che ci ha consentito di provare la manipolazione. Se fossi stato il manipolatore, ci ha detto, sarei stato uno sprovveduto a darvi anche il documento che prova l'origine della falsificazione. Ma ad oggi la sua versione non è convincente.     Il magistrato ha sottolineato che "i documenti in fotocopia, proprio perché manipolabili, non li abbiamo mai ritenuti del tutto attendibili". "Ci siamo sempre mossi - ha concluso - con cautela e prudenza. Ciancimino non è mai stato ritenuto un collaboratore di giustizia. Anche dopo questo episodio, quelle dichiarazioni da lui rese, se avranno riscontri, saranno ritenute attendibili".    Sulla possibilità che dietro l'imprenditore-riciclatore vi sia un "puparo" - stesso appellativo affibbiato al padre nella gestione degli appalti palermitani - Ingroia dice: "E' un'ipotesi che non mi sento affatto di scartare" ribadendo che Ciancimino non è mai stato un collaboratore di giustizia

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

I più cliccati