Fotovoltaico e Tangenti, Vitrano: mi ammazzo

Nuovi retroscena sull’affare che ha portato in carcere il deputato regionale del Pd e sul quale è indicato un altro parlamentare. L’ingegnere Ingrassia in un’intercettazioni: “Mi avevano annullato. Sono menti criminali”

PALERMO. Le tangenti si potevano pagare in contanti o con assegni, sotto forma di assunzioni o col preliminare d’acquisto di una villetta che poi, neanche a dirlo, non veniva mai perfezionato. L’importante era avere sempre una pezza d’appoggio, un documento che potesse giustificare quell’anomalo flusso di denaro. Erano attenti e precisi, Gaspare Vitrano e Mario Bonomo, addirittura «menti criminali». O almeno è così che Piergiorgio Ingrassia descrive i due politici - il primo in carcere dall’11 marzo, l’altro formalmente non ancora indagato - nei verbali depositati per l’udienza di scarcerazione chiesta dai legali di Vitrano. Ieri per due ore e mezza il pm Maurizio Agnello e gli avvocati Vincenzo Lo Re e Francesco Riggio si sono confrontati davanti al tribunale del Riesame presieduto da Gioacchino Natoli, che deciderà entro venerdì. Erano presenti anche i legali di Bonomo - deputato regionale dell’Api di Rutelli - che hanno chiesto l’acquisizione di indagini difensive, ma la Procura si è opposta.

VITRANO: «MI AMMAZZO»
Esattamente un mese dopo l’arresto in flagrante di Vitrano e Ingrassia, nell’inchiesta sul fotovoltaico si cominciano a scoprire le carte. Intanto quelle dell’accusa, che oltre ai verbali di Ingrassia ha depositato intercettazioni ambientali e altri interrogatori. E poi quelle della difesa: nei tre faldoni presentati dall’avvocato di Vitrano, che ha ammesso alcune circostanze (tra cui i viaggi a Lugano, dove Ingrassia aveva aperto un conto corrente milionario), vi sono numerose visure camerali che dimostrano l’esistenza di società con Ingrassia e Bonomo. Ieri, inoltre, si è appreso che Vitrano, quando ha letto le prime righe dell’interrogatorio di Ingrassia, avrebbe manifestato platealmente l’intenzione di suicidarsi: «Mi ammazzo, mi ammazzo», avrebbe detto e per questo è stato sorvegliato 24 ore su 24.

LA VILLETTA E I CONTRATTI
Sempre in carcere la Procura ha intercettato alcune conversazioni tra Ingrassia e la moglie, in cui l’ingegnere definisce Vitrano una «mente criminale». «Mi avevano annullato», diceva ancora in quell’occasione (era il 22 marzo), citando un particolare che adesso sta assumendo i contorni di una prova fondamentale: «Più del 10 per cento si sono presi con questa benedetta villa». Ai pm Ingrassia ha poi spiegato di avere pagato 190 mila euro, «l’anticipo di una tangente», attraverso il preliminare per l’acquisto - mai concluso - di una villetta a Siracusa. Tra i documenti della Procura, c’è anche l’interrogatorio dei fratelli Giovanni e Giuseppe Campanotta, titolari della Camedil di San Giuseppe Jato, citati da Ingrassia come imprenditori che avevano già «oleato» il sistema. I due, ascoltati dalla polizia, hanno detto di non avere mai pagato politici. «Abbiamo solo fatto un contratto a un nipote di Bonomo, Luca Sammatrice - hanno spiegato -. Due mesi a progetto, per un totale di ventimila euro. Ma tutto dichiarato, contributi versati», hanno precisato i due, che però si sono impappinati quando il pm ha chiesto se avessero mai fatto altri contratti da 10 mila euro al mese.



LA PISTA MILANESE
Ieri intanto i pm Sergio Demontis ed Emanuele Ravaglioli, anche loro nel pool coordinato dall’aggiunto Leonardo Agueci, sono andati a Milano per ascoltare un teste e per raccogliere riscontri alle dichiarazioni di Ingrassia, che nel capoluogo lombardo ha individuato uno degli snodi principali degli affari con il fotovoltaico. Lì sarebbero state scelte le ditte che avrebbero realizzato gli impianti di Roccamena e Francofonte, le cui concessioni, rilasciate ad Ingrassia, erano state acquistate da una società spagnola. E proprio da Milano sarebbero transitati i soldi delle tangenti prelevate da Lugano e versate direttamente nelle mani di Vitrano e Bonomo. Nel primo caso, la difesa ha indirettamente ammesso alcuni pagamenti definendoli però un anticipo sulle plusvalenze maturate nelle società in cui Vitrano, di fatto, avrebbe partecipato. Per gli altri pagamenti gli investigatori stanno adesso cercando riscontri agli assegni che Ingrassia sostiene di avere consegnato a Bonomo.

IL GIALLO DEL PARERE
Nei giorni scorsi è stata ascoltata anche l’ex sovrintendente ai Beni culturali Adele Mormino, che ha parlato di frequenti visite di Vitrano e Ingrassia. La Mormino aveva espresso parere negativo per l’impianto di Roccamena. «In quel caso - ha detto - ricordo che le visite cordiali presto assunsero toni più minacciosi. In un’occasione fui pure costretta a buttare fuori dalla mia stanza l’ingegnere Ingrassia, che poi mi scrisse una lettera di scuse». Sull’impianto di Roccamena si sono espressi anche il Tar e il Cga, che in questa prima fase hanno dato ragione agli imprenditori. Tuttavia, tra i passaggi ancora da approfondire, c’è anche un piccolo giallo che riguarda il sindaco di Roccamena: l’impianto infatti era incompatibile con il Prg e per questo il sindaco si era opposto. Salvo poi scoprire che in sede di conferenza di servizi il suo parere era diventato favorevole. «È un documento falso», disse il sindaco. Che, però, dimenticò di denunciare l’episodio.

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