Il padre di Denise: i miei primi sospetti su mia figlia Jessica

La testimonianza di Piero Pulizzi all'udienza sulla scomparsa della piccola. "L'ho cercata ovunque, anche dentro il pozzo"

MARSALA. "Fu Giacoma Maggio a dirmi, al telefono, che era scomparsa Denise. Mi disse di chiamare Piera, affinché questa chiamasse la polizia. La prima cosa che ho fatto è stata quella di cercare a casa mia, in via Valdemone, perché mia figlia Jessica, sulla quale avevo i principali sospetti, quando litigava con sua madre veniva ad abitare con me". L'ha detto Piero Pulizzi, padre naturale di Denise Pipitone, all'udienza del processo per la scomparsa della
bimba. "Ho guardato anche dentro il pozzo - ha aggiunto, ricostruendo la mattina della scomparsa di Denise -. Quindi, con Pino Pace, sono andato a vedere dove lavorava Anna Corona, che spesso andava in giro con una mia foto da piccolo per far vedere a tutti che Denise mi somigliava. Non mi sarei mai aspettato che qualcuno potesse fare una mostruosità del genere. Ho cercato anche presso i rom che erano a Mazara del Vallo. Ma ho sospettato anche del marito di Piera Maggio, come lui forse sospettava di me".
Ma la testimonianza di Pulizzi, 52 anni, autista è iniziata con questa rivelazione: "All'epoca della scomparsa di Denise ero già divorziato da Anna Corona. Avevo lasciato casa già un paio d'anni prima della nascita della bambina, per il brutto carattere di mia moglie: gridava, diceva parolacce, rompeva sedie. Due volte sono andato via di casa. La seconda volta dopo che mi puntò il coltello alla gola me ne andai ad abitare da mia madre".

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