A Lampedusa via ai rimpatri ma l'isola non si svuota

Saranno rimpatriati con due voli al giorno . Barconi arrivati nella notte. L'emergenza più acuta sembra superata ma gli extracomunitari continuano ad arrivare

LAMPEDUSA. E' come svuotare il mare con un secchiello: trenta, forse, partono; cinquecento,  arrivano. Lampedusa non si svuota, anche se le immagini di migliaia di migranti abbandonati sul molo sono, fortunatamente,  solo un ricordo. Anche l'emergenza più acuta sembra superata. Sembra, però; perché gli extracomunitari continuano ad  arrivare con ogni mezzo: sette li hanno raccolti su un gommone di due metri, senza remi e senza motore, all'ingresso del  porto. "Abbiamo remato con le mani tutta la notte" hanno raccontato. Dunque nessuno può escludere che invece dei  quattrocento sbarcati oggi, ne arrivino mille. O duemila.    


L'unica speranza dei lampedusani - e del governo, dopo la "mazzata" al decreto sui permessi temporanei arrivata dalla  Mamlstrom - è che a questo punto il meccanismo dei rimpatri funzioni. Domani si comincia: sono previsti due voli, sui quali  però verranno imbarcati soltanto sessanta tunisini. Il perché é presto detto: per evitare problemi, ogni migrante deve  essere "scortato" da tre uomini delle forze di polizia. Ammesso che fili tutto liscio, resta comunque il fatto che se il saldo partenze-arrivi continuerà ad essere quello degli ultimi giorni, l'isola non si svuoterà mai. E tutta da verificare,  inoltre, è la tenuta dell'accordo con la Tunisia. Perché la realtà è che a 5 giorni dall'accordo siglato da Maroni, sono  partiti da Lampedusa soltanto in trenta. L'instabilità della situazione politica nel paese nordafricano, poi, contribuisce a  rendere la situazione particolarmente precaria.


Senza considerare l'incognita Libia, da dove due giorni fa è arrivato un barcone con oltre 500 profughi: ne bastano tre in una giornata per mandare in crisi l'ìntero meccanismo di accoglienza sull'isola.    L'obiettivo primario resta dunque ancora una volta quello di svuotare l'isola. Attualmente ci sono circa 1.300 migranti,  compresi i circa duecento arrivati dalla Libia in serata e gli ottanta che erano sbarcati a Pantelleria nei giorni scorsi e  che sono stati trasferiti con un volo speciale a Lampedusa. In realtà i voli previsti erano due, per un totale di 160  persone, ma il secondo è saltato - spiegano fonti qualificate delle forze di polizia - perché i tunisini a Pantelleria,  capita la sorte che li attendeva, si sono rifiutati di salire sull'aereo. Quella di far arrivare i migranti anche dal cielo e  non più solo dal mare è l'ultima trovata, con l'obiettivo di fare di Lampedusa la base avanzata per i rimpatri. Di questi  1.300 migranti, quasi cinquecento sono profughi provenienti dai paesi sub sahariani che nei prossimi giorni saranno trasferiti nei centri di accoglienza sparsi nelle regioni italiane, comprese quelle del nord come ha ribadito anche ieri il  premier Silvio Berlusconi.   


Il resto, dunque quasi ottocento, sono tunisini. Che hanno capito benissimo che saranno rispediti a casa. E questo è un  ulteriore problema, che già oggi si è affacciato e che nelle prossime ore potrebbe diventare di ben più complicata  gestione, soprattutto dal punto di vista dell'ordine pubblico. Dal Centro di accoglienza, off limits per i giornalisti,  filtrano voci di tensioni e di proteste. Già l'altra sera si era sfiorata la rivolta, con una ventina di migranti che si  erano tagliati per non farsi portare via. E oggi gli immigrati hanno attaccato uno striscione con scritto "No Tunisia, viva  Italia", senza però eccedere nelle proteste. "Sono arrabbiati - racconta una fonte - più passa il tempo e più cominciano a rendersi conto che saranno riportati a Tunisi. Il problema esploderà quando i primi che saranno rimpatriati, una volta atterrati, telefoneranno per dire a chi è rimasto di non salire sugli aerei". Domani si comincia, se tutto fila liscio.

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