La fabbrica dei precari in Sicilia non si ferma mai

L'ultima trovata delle "long list", una maniera esotica per battezzare i consueri elenchi. Cambiano solo le regole di ingaggio e mai la sostanza, a dispetto di tutte le promesse

PALERMO. La fabbrica dei precari in Sicilia non chiude mai. Cambiano solo le regole di ingaggio, non certo la sostanza. A dispetto di tutte le promesse di buongoverno. Nonostante gli impegni alla continenza. A questo punto è forte il dubbio che molti assessori vogliano trasformarsi da tecnici, nominati per chiamata diretta, in politici eletti per volontà popolare. Proprio per questo la caccia al consenso spicciolo sembra essere stata liberalizzata. La fragilità della giunta Lombardo, che potrebbe rompersi da un momento all’altro, esaspera la velocità di costruzione delle clientele.



Non si spiega altrimenti l’ultima trovata delle «long list». Una maniera esotica per battezzare i consueti elenchi di precari. L’assessore di turno, in previsione di futuri impegni, fa preparare un’apposita lista di idoneità (chissà poi in base a quali parametri). Di volta in volta pescherà in questo bacino per ingaggiare i collaboratori.  È chiaro che basta già la presenza nella lista per contrarre un debito nei confronti dell’assessore. Figuriamoci, poi, se la promessa di un ingaggio diventa realtà. L’ultimo, ma solo in ordine di tempo, a utilizzare questo strumento è stato l’assessore Venturi per svolgere i lavori legati ad Agenda 2000.



Formalmente i precari verranno pagati dalla banca incaricata di istruire le pratiche. Il pagatore di ultima istanza, naturalmente, è la Regione. Proprio questa condizione darà, prima o poi, diritto ai componenti della «long list» di aspirare a un posto nell’amministrazione. E quanto sia fondata questa speranza si sta vedendo proprio in questi giorni.  La società Sicilia e-servizi prepara un bando per assumere 250 persone. E dove li pescherà? Nel bacino dei precari che già utilizza? Se così fosse il concorso sarebbe una farsa. Se invece dovesse servire ad assumere altre persone sarebbe pure peggio. Ci troviamo davanti a una società della Regione che finora ha prodotto soprattutto polemiche, sperperi e richiami da parte della Corte dei conti: tutti ottimi motivi per aumentare il numero degli stipendi da pagare.

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