Rossi: "Consideratemi un allenatore nuovo"

Il tecnico rosanero parla in conferenza dopo il suo ritorno: "Ho trovato una situazione peggiore. Prima di accettare ho voluto parlare col gruppo, in questo momento c'è bisogno di uomini. Il mio futuro? Si vedrà"

PALERMO. Felpa bianca, pantaloni di tuta neri. Il modo di presentarsi in conferenza stampa a Boccadifalco non è cambiato. Tanto che oggi quando Delio Rossi è entrato in sala stampa è sembrato come se il tempo si fosse fermato allo scorso 27 febbraio giorno del suo esonero, e fosse ripartito oggi. Ma non è così. Questi giorni sono passati, eccome. È lo stesso Delio Rossi a sottolinearlo nella conferenza che segna il suo ritorno sulla panchina del Palermo. E il tecnico di Rimini tiene anche a non essere definito come vecchio allenatore dei rosanero, bensì vuole essere considerato come nuovo mister, «perché sono passati oltre trenta giorni e torno in una situazione diversa da quella che ho lasciato, peggiore».


Rossi ammette anche che ha voluto incontrare la squadra prima di prendere la decisione finale. La sua analisi si sofferma molto sul gruppo. Per descrivere il suo ritorno, però, Rossi parte da quello che è stato l’addio a fine febbraio. «Parto dalla fine, dall’ultima conferenza stampa. Quel giorno all’Addaura Hotel credevo che fosse la fine della mia storia qui a Palermo. Nonostante ciò, nelle prime settimane non ho disfatto del tutto le valigie a Roma. Poi le ho disfatte dopo il Milan e di certo non immaginavo più una richiamata».



Fondamentale è stato il colloquio con la squadra prima dell’allenamento di oggi. «Volevo parlare con squadra, perché ora la situazione è più grave. Ho detto ai giocatori che tornavo, ma voglio vedere un altro atteggiamento. Non dico che non perderemo più, ma l’atteggiamento deve essere positivo, che sia consono alle aspettative della gente di Palermo. In questo momento non ho bisogno di giocatori, ma di uomini. Se la squadra non rispondeva come volevo io, cosa succedeva? Dicevo arrivederci. Io non sono legato alla panchina, anche perché me ne hanno sistemato una nel giardino di casa».



Il tecnico rosanero parla anche della contestazione dei tifosi, che si è svolta fuori dai cancelli del Tenente Onorato per tutto il pomeriggio. «Penso che la contestazione ci stia. Però, credo anche che questi sono ragazzi che hanno regalato cose incredibili ai tifosi e ora chiedo ai fans di stare vicino ai ragazzi e i bilanci andranno fatti quando la palla non rotolerà più. Non ha senso, dunque, contestare ancora la squadra anche perché si rischia di buttare via l’acqua col bambino. A noi, invece, spetta il compito di avere la forza di tapparci le orecchie e rispondere solo sul campo e dimostrare in un mese e mezzo di essere da Palermo».



Rossi, inoltre, spiega la prima motivazione che lo ha spinto ad accettare l’invito di Zamparini a tornare all’ombra di Monte Pellegrino. «Voglio finire un lavoro che ho iniziato. E poi sono tornato perché ho un grande orgoglio e volevo vedere se i giocatori avevano gli stessi occhi da tigre che ho io in questo momento. Perché per combattere ci vogliono anche le armi. Io posso aiutarli, ma le armi sono i giocatori».
Non si sbilancia, invece, più di tanto sul futuro e se questo clamoroso ritorno può magari riaprire un nuovo ciclo di Rossi a Palermo anche per la prossima stagione. «Scenari futuri? Non lo so, si vedrà. Io, però, non mi sento un traghettatore. Anche quando allenavo i pulcini, pensavo di rimanere a vita nei pulcini, così come è successo con la Lazio e ora col Palermo. Poi so che magari non sarà così perché a decidere è la società».
Rossi non vuole sentire parlare di unico obiettivo Coppa Italia, inoltre, «perché non possiamo vivere aspettando questa partita. Se facessimo così non andremmo da nessuna parte». E, infine, afferma che in questo periodo lontano da Palermo c’è stato qualche ammiccamento da parte di altre squadre senza però citare i nomi delle pretendenti. «Certe squadre mi hanno chiamato, ma non ho parlato con nessuno perché ho chiesto di avere un attimo di pazienza per quello che era successo e perché avevo ancora la testa a qui. Ora sarebbe stato il momento in cui avrei cominciato a girarmi incontro. Ma mi hanno richiamato e quindi non ha più senso parlarne».

 

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