Regione, ritorna in commissione il ddl su rinviati a giudizio

Chiusa all'Ars la finestra legislativa aperta in sessione di bilancio. Adesso i riflettori sono puntati sulla manovra economica, mentre il disegno di legge, col disappunto del presidente dell'Antimafia regionale Lillo Speziale, finisce di nuovo agli Affari istituzionali

PALERMO. Con il ritorno in commissione Affari istituzionali del disegno di legge sulla decadenza degli amministratori "rinviati a giudizio", che il Pd avrebbe voluto approvare in aula in pochi giorni, si è chiusa all'Ars la finestra legislativa aperta in sessione di bilancio. Adesso i riflettori sono puntati sulla manovra economica, mentre il ddl sui "rinviati a giudizio", col disappunto del presidente dell'Antimafia regionale Lillo Speziale (Pd), finisce di nuovo in commissione, la stessa che lo aveva già esitato con la sola astensione del Pid.   


Come da programma stabilito dalla conferenza dei capigruppo, i documenti contabili, bilancio e finanziaria, sono all'ordine del giorno della prossima seduta dell'Ars, in programma martedì pomeriggio, ma difficilmente arriveranno in aula per l'esame del parlamento. Il governo, infatti, sta ancora trattando con lo Stato sulla quota di compartecipazione alla spesa sanitaria, una partita che vale circa 650 milioni di euro, ossigeno per le casse regionali ridotto all'osso.


Non solo. Sul tavolo c'é anche la richiesta dei fondi Fas per poterli utilizzare a copertura del debito sanitario, operazione che il ministero dell'Economia ha consentito in altre regioni, e per coprire spese già sostenute con fondi propri, a cominciare dai cantieri lavori nei comuni. Senza questi due passaggi per l'assessore all'Economia, Gaetano Armao, sarà alquanto complicato far quadrare i conti.


Nelle casse c'é un buco di circa un miliardo di euro, senza contare i debiti accumulati dalle varie società pubbliche a totale o parziale partecipazione regionale. Per fare cassa l'assessorato al Bilancio le sta tentando tutte, come la liquidazione o l'accorpamento di alcune società pubbliche o la dismissione delle quote delle partecipate, tra cui 0,5% di Unicredit. Ma senza la sostanza, vale a dire i fondi Fas e la quota sanitaria, tutto il resto è solo un palliativo. Per il governo è una corsa contro il tempo. L'esercizio provvisorio, già prorogato, scadrà, infatti, tra 25 giorni. Bilancio e finanziaria sarebbero già dovuti arrivare in commissione Finanze, ma negli uffici nessuno è in grado di fare pronostici.

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