Caltanissetta, le mani della mafia su appalti e forniture

Materiale edile, rifiuti e sale scommesse, oltre che il dominio assoluto sui lavori. Sono questi gli affari che ruotavano intorno al clan Vallone, storica cellula nel Nisseno di Cosa Nostra

CALTANISSETTA. Appalti e forniture di materiale edile ma anche rifiuti e sale scommesse. Sono gli affari attorno ai quali ruotava l'interesse della mafia del Vallone, storica cellula di Cosa Nostra della provincia nissena un tempo guidata da boss del calibro di don Calogero Vizzini, Giuseppe "Piddu" Madonia o Mimì Vaccaro.     Tra i 28 arrestati dell'operazione "Gran Vallone" figura anche un imprenditore, Giuseppe Modica, che la Procura nissena ritiene una sorta di "assessore ai lavori pubblici di Cosa Nostra".


L'inchiesta è partita proprio dai suoi rapporti con alcuni componenti del clan di Campofranco. In manette anche un presunto fiancheggiatore di Bernardo Provenzano, Maurizio Carrubba, ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa di Campofranco, autista dell'Ato Ambiente Cl1, la società che gestisce il servizio dei rifiuti. Nella richiesta di arresto firmata dalla Procura è ritenuto l'"amico Cl" indicato nei pizzini di Provenzano. Il clan avrebbe messo le mani, tra l'altro, nell'assegnazione degli appalti per il termovalorizzatore di Casteltermini-Campofranco, nei lavori per la realizzazione di alcuni parchi eolici a Vicari, nelle opere connesse alla velocizzazione della linea ferroviaria Agrigento-Palermo, nella realizzazione di un ascensore sul Monte San Paolino di Sutera, in uno stabilimento per la produzione di pannelli fotovoltaici e di un termovalorizzatore a Casteltermini, nell'Agrigentino. Di quest'ultimo appalto ha parlato con i magistrati della Procura anche il pentito agrigentino Maurizio Di Gati.

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