La festa del campionato dei tanti protagonisti

Là se la sbrigano fra Real e Barcellona (e Mourinho soffre tanto Guardiola), qua c'è gloria per tutti, in testa e in coda, e il campionato va oltre il breriano mistero agonistico, si fa consumare con passione e con rabbia, si fa divorare dal popolo del pallone che può dedicare sì un sabato sera al reclamizzato anzi pompato Derby meneghino ma poi si tuffa nella propria realtà, esaltante o dolorosa. Esaltante come a Lecce, dove i locali combattenti e reduci riescono a piegare l'Udinese dei miracoli.



Dolorosa come a Parma, dove Marino consuma l'ultima briciola di credibilità e riabilita il Bari ma non se stesso. Amen. O come a Palermo, dove già dal pomeriggio davo il povero Serse colpito da cosmica sfiga e riavviato agli ozi del lungofiume aretino da uno Zamparini pronto a richiamare Rossi. Sia spiritoso, Delio, e non rovini il nuovo gioco di moda, il rimpiazzo provvisorio. Iachini 2 sembra aver ripreso col suo Brescia il passo dell'avvio di torneo; Lerda 2 la vendetta riporta Cairo fra gli speranzosi. Rossi 2 servirebbe almeno a frenare la disfatta e l'apertura del nuovo MZ, supermercato di giocatori del Palermo, primo nella lista Pastore.



Ma il massimo dell'esaltazione - consentite - l'ha offerto l'incredibile Napoli di Mazzarri e di Cavani, trionfalmente avviato, in lotta con Di Natale, alla conquista del mitico record di gol in un torneo ancora appartenente dal 1958 a Antonio Valentin Angelillo con 33 gol (anche se allora le squadre eran diciotto). I gol sono il pane del calcio, quelli di Cavani sono il dolce: li divori con immenso piacere trovandoli tanto diversi l'un dall'altro epperciò più gustosi, una felice sorpresa, anzi vorrei dire - per forza, simm'a Napoli - nu babà. La vera risposta al Milan di Allegri è proprio il Napoli di Mazzarri che al corregionale contende lo scettro di re della panchina, anche se il mister milanista osò conquistarla, la Panchina d'Oro, addirittura alla faccia dello scudettato Mourinho. Come gli ho detto sabato sera, il «vecchio»Allegri ha messo in riga il «giovane» Leonardo anche se tra i due ci son solo due anni, ma il brasiliano è uscito dal cilindro di Berlusconi mentre il livornese è cresciuto sui campi di periferia, nelle serie minori, studiando e studiando soprattutto le mosse tattiche degli antichi maestri sicchè è risultato maestro di contropiede e castigamatti del neomurignate Leo che nel derby ha mostrato tutti i suoi limiti d'esperienza, non di classe, sicchè l'aspettiamo vincente in Coppa, domani sera, contro lo Schalke.



Sette giornate e ventuno punti a disposizione son tanti per poter azzardare les jeux son faits, anche perchè tornata in circolazione la Juventus di Krasic Matri (l'azzurro fa bene, al contrario di quel che pensa Ranocchia) e a Napoli devono già pensare che alla gran chiusura dell'anno proprio con gli sberleffati bianconeri dovranno farsela. Quanto tempo ha perduto, povero Gigi Delneri, trafficando nel motore di una vecchia gloriosa Fiat riparata con pezzi di ricambio fasulli. Quanta strada dovrà fare anche la battagliera Roma di Francesco Totti finita - sembra fatta - nel pressochè misterioso capitale del signor DiBenedetto che presenta - mi dicono dagli Usa - una sola importante garanzia: è uno che i soldi non li butta e anzi pretende che lo sport (il basket a Boston, il calcio qui) si faccia business. Credo che - rebus sic stantibus, come dice Lotito - se proprio la pensa così non dovremmo mai confonderlo coi ricchi scemi.

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