Il deputato Catalano deve decadere? Scoppia la bufera all'Ars

La decisione è stata rinviata a martedì, nel frattempo sono già scattati scontri e trattative sotterranee e trasversali in vista del voto. Il ricorso è stato presentato dal politico messinese Nicola Papa, primo dei non eletti pronto eventualmente a subentrare all'uomo del Pid

PALERMO. Senza tanto clamore, la commissione Verifica poteri era pronta ieri a dichiarare la decadenza dall’Ars di un deputato del Pid, Santino Catalano. Ma la decisione è stata rinviata a martedì. Nel frattempo sono già scattati scontri e trattative sotterranee e trasversali in vista di un voto che si annuncia già fra i più controversi e dai risvolti politici.
La commissione ha esaminato il ricorso presentato da un politico messinese, Nicola Papa, contro Catalano. Papa è il primo dei non eletti, pronto a subentrare eventualmente a Catalano (il quale a sua volta era subentrato all’autonomista Fortunato Romano).
Secondo Papa, Catalano era non candidabile nel 2008. È una differenza sottile, ma fondamentale, rispetto al caso più comune di ineleggibilità. Catalano ha pattegiato una condanna per falso in atto pubblico: procedimento iniziato nel ’94 e concluso nel 2001. Quando si è candidato, secondo Papa, avrebbe dovuto esibire la certificazione dell’avvenuta riabilitazione (di cui non ha seguito i vari passaggi) mentre ha esibito la dichiarazione della Corte d’Appello di estinzione del reato.
Secondo Catalano, tanto bastava. Per Papa invece manca un requisito fondamentale non sanabile a posteriori. La commissione ha chiesto un parere al presidente dell’Ordine degli avvocati di Palermo, Enrico Sanseverino. Nel parere, acquisito ieri agli atti, si ritiene che l’estinzione del reato e la riabilitazione siano due istituti diversi. E per la maggioranza dei deputati presenti ieri ciò obbligherebbe ad accogliere il ricorso di Papa: mossa che farebbe guadagnare un deputato a Lombardo mentre l’opposizione perderebbe un uomo. E il Pid in particolare resterebbe con 5 parlamentari, numero minimo per fare gruppo autonomo.
Catalano però ha chiesto qualche giorno per produrre una documentazione che avvalora la sua tesi: «C’è una circolare del ministero dell’Interno, la numero 4 del ’98, che regola proprio i casi analoghi al mio. Da qui si evince che ho agito correttamente». Basterà? Rady Maira, capogruppo del Pid, è anche il relatore della pratica: «La commissione può decidere all’unanimità, e in questo caso l’aula dovrà poi approvare la decisione con un voto segreto. Oppure può deciedere non all’unanimità, e in questo caso si aprirebbe una sorta di contenzioso amministrativo». Francesco Cascio, presidente dell’Ars, è anche presidente della commissione e predica cautela: «Non è detto che si voti martedì.
Bisogna vedere che documenti porta Catalano». Intanto il pressing su chi dovrà votare è già partito. E va detto che la commissione non ha mai dichiarato decaduto alcun deputato.
Diversa la posizione del sindaco di Messina, e deputato del Pdl, Peppe Buzzanca. Contro di lui c’è un ricorso alla commissione per ineleggibilità da parte di Antonio D’Aquino, anche lui dell’Mpa. Ma c’è anche un ricorso in tribunale e la commissione ha deciso di attenderne l’esito per adeguarsi successivamente. È un’offensiva quella degli uomini dell’Mpa primi dei non eletti. Oltre a Papa (vicino a Carmelo Lo Monte, a sua volta in rotta con Lombardo) e D’Aquino, anche Pietro Rao ha fatto ricorso (perdendo) contro Marianna Caronia.

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