Palermo, incidenti stradali: muore dopo tre giorni di agonia

Giuseppe Massimo Pennisi, 38 anni, era rimasto gravemente ferito in uno schianto sabato nei pressi dell'Addaura

PALERMO. E' morto dopo tre giorni di agonia. Non ce l'ha fatta Giuseppe (ma si faceva chiamare Massimo) Pennisi, di 38 anni compiuti il 23 gennaio scorso, rimasto gravemente ferito in un incidente accaduto lungo la discesa di Valdesi. Stava rincasando nella sua casa dell’Addura al volante di una Smart quando improvvisamente è finito fuori strada. Subito dopo l'impatto era stato ricoverato a Villa Sofia in gravissime condizioni: aveva riportato lesioni in varie parti del corpo. I medici hanno tentato sino all'ultimo di strapparlo alla morte, ma è stato tutto vano. Giuseppe Massimo Pennisi è morto ieri pomeriggio. La salma è stata quindi sistemata alla camera mortuaria di Villa Sofia e, dopo le formalità di rito, è stata consegnata ai parenti. Non si arresta dunque la scia di sangue, con la tragedia di ieri salgono a sedici le vittime della strada  dall'inizio dell'anno sino ad oggi, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2010. Le indagini sono condotte dai vigili urbani dell'infortunistica  diretti dal comandante Serafino Di Peri e coordinati dai commissari Francesco Di Stefano e Carmelo Pinsino.


La tragedia è avvenuta la notte di sabato, intorno alle 4.30. In quel momento Giuseppe Massimo Pennisi era alla guida della Smart e stava percorrendo viale Margherita di Savoia in direzione di Mondello. Improvvisamente, per cause ancora poco chiare, all'altezza del civico 87, nei pressi cioè della pizzeria La Cascina, l'automobilista ha perso il controllo del mezzo che ha cominciato a sbandare verso destra salendo sul marciapiede e schiantandosi alla fine contro un palo dell'illuminazione pubblica e poi contro un albero. Un impatto violento a giudicare dai danni riporti dalla macchina. Massimo, come tutti lo chiamavano, era un ragazzo di 38 anni a cui piaceva la vita. Lavorava in una gioielleria in piazza Monte di Pietà che gestiva insieme alla sorella Rosy. Non era sposato e non aveva figli, ma era molto legato ai suoi nipoti, che lo adoravano. Massimo era un grande appassionato di sport: andava in palestra, era un vero cultore del fisico, attentissimo alla linea. Non è ancora chiaro come mai l'automobilista abbia perso il controllo del mezzo, probabilmente la velocità. In ogni caso gli investigatori, coordinati dal pm Ennio Petrigni, non trascurano alcuna ipotesi.

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