Racket, arriva il chiarimento di Spinnato: non sarà espulso

L'imprenditore è stato ascoltato per tre ore dalla polizia sulle dichiarazioni rilasciate all'indomani dell'attentato mafioso. Il presidente di Confindustria Alessandro Albanese conferma il ritiro della proposta

PALERMO. Ha deciso di ascoltare l’appello di Confindustria, di presentarsi alla Squadra mobile e di fornire ampi chiarimenti sulla storia della sua azienda. E per questo Natale Spinnato — l’imprenditore di 63 anni finito nell’occhio del ciclone per le dichiarazioni rilasciate all’indomani di un attentato mafioso — non sarà più espulso dall’associazione degli industriali. «La giunta si farà lo stesso — precisa il presidente provinciale di Confindustria, Alessandro Albanese — ci sarà una relazione, ma la proposta di espulsione deliberata dai probiviri a questo punto non verrà più ratificata».



Il titolare della Spinnato Forni aveva praticamente ammesso di pagare il pizzo sotto forma di assunzioni, sconti o provvigioni. «Ho deciso di trovare una via di mezzo», disse all’indomani del rogo che distrusse il suo e almeno altri quattro capannoni nell’area industriale di Brancaccio. E per questo lunedì scorso i probiviri di Confindustria avevano approvato una proposta di espulsione, ma lasciando comunque una porta aperta e invitando l’imprenditore a collaborare con i magistrati.


La risposta non si è fatta attendere. Intanto con un comunicato, in cui Spinnato (che è assistito dall’avvocato Carmelo Franco) ha detto di avere sempre «rifiutato qualsiasi richiesta estorsiva» e di essere «pronto a collaborare con la magistratura»: «Mi rendo conto — ha aggiunto — che le dichiarazioni da me rilasciate a caldo possono essersi prestate ad interpretazioni. Sia io, che la mia azienda abbiamo sempre rifiutato qualsiasi richiesta estorsiva subendo, peraltro, le conseguenze: già nel gennaio 1983 i nostri immobili sono stati distrutti a seguito di una esplosione dovuta a 10 chili di tritolo».



Mercoledì l’imprenditore, assistito da Confindustria e dal presidente dell’associazione Libero Futuro, Enrico Colajanni, ha trascorso più di tre ore negli uffici della Squadra mobile, dove ha chiarito la sua posizione, fornendo anche quegli elementi utili alle indagini che tutti si aspettavano. «A noi — spiega adesso Albanese — non interessa espellere le persone. A noi preme innanzi tutto la tutela degli imprenditori che hanno già deciso di collaborare e di denunciare gli estortori, anche a costo di passare per cattivi o per quelli troppo zelanti. Però è giusto che un nostro associato senta l’esigenza di collaborare con le forze dell’ordine, soprattutto per una questione di solidarietà nei confronti di chi l’ha già fatto».

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