Investe bambino e si suicida: procura apre un'inchiesta

Fascicolo dei magistrati sulla morte di Giuseppe Parisi, un barista di 21 anni. Gli amici lo ricordano: "Era una persona per bene, non ha retto al dolore". Il piccolo, 9 anni, in prognosi riservata al Di Cristina

PALERMO. Non ha retto al dolore e al pensiero di aver spezzato una vita, soprattutto quella di un bambino di nove anni, investito con la sua auto nel quartiere di Mezzomonreale. È arrivato a ponte Corleone, sul fiume Oreto, un posto triste dove in tanti finiscono tragicamente la propria esistenza, e senza esitare si è buttato giù, nel vuoto.



Giuseppe Parisi, un barista di soli 21 anni, si è suicidato con la convinzione di aver ucciso un altro essere umano, ma non saprà mai che il bambino che lui ha investito è invece ancora vivo. Il piccolo è ricoverato in rianimazione all'Ospedale dei bambini «Di Cristina»: le sue condizioni sono stabili ma gravi. È stato operato l’altra notte dal responsabile della chirurgia pediatrica, Antonio Carolina: nell'intervento gli è stato asportata la milza. Il bambino ha riportato nell'urto vari traumi in tutto il corpo, soprattutto a livello addominale. La prognosi, secondo i sanitari, è riservata.



Intanto la Procura ha aperto un fascicolo sulla morte di Giuseppe Parisi: i giudici stanno aspettando i rilievi dei carabinieri della Compagnia di piazza Verdi e del Nucleo radiomobile, che stanno tentando di ricostruire l'esatta dinamica della tragedia. È stata comunque formalmente aperta un'inchiesta per istigazione al suicidio. Una storia tanto incredibile quanto beffarda, con dei connotati che stringono il cuore, uno di quei racconti che sembrano quasi delle leggende metropolitane, solo che stavolta è tutto crudelmente reale. La storia dell'esistenza di Giuseppe Parisi fino a quell'incontro con il destino era quella di un ragazzo semplice, ben voluto da tutti e con un gran cuore.


Una persona sensibile, come testimoniano anche le tante visite nella sua casa in via Palmerino Molara 12, dove abitava con i genitori e con la sorella. «Non c'è molto da dire dopo un gesto del genere - dicono gli amici - era un ragazzo eccezionale e in un certo senso lo ha dimostrato anche facendo quel che ha fatto, anche se nel modo più triste possibile». Qualcuno se la prende anche con le strade poco illuminate di Palermo, che rendono praticamente impossibile la visuale: «Non era un tipo che correva - dicono - semplicemente non l'ha visto, forse la strada era al buio». Giuseppe lavorava in un bar di via Oreto, dove tutti lo ricordano con affetto e con stima: «Quando l'abbiamo saputo non ci potevamo credere - dicono - è veramente incredibile, come tutta questa storia, d'altronde». Il ragazzo, nell'ultimo giorno della sua vita, era uscito da lavoro e poi si era preparato per una serata con gli amici quando è successa la tragedia.
Le forze dell'ordine lo hanno chiamato un «raptus per il senso di colpa». Fatto sta che un giovane di 21 anni ha deciso di farla finita per la convinzione di aver ucciso un'altra persona. Senza in realtà averlo fatto.

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