Scenari di guerra per la Sicilia

La tragedia che si svolge attorno a noi è il migliore banco di prova per verificare in modo proprio quella unità del Paese di cui, in questi giorni, tanto si parla. Qualche volta in modo improprio

Il governo ha deciso misure risarcitorie per Lampedusa. Prossime, precisa. Speriamo rapide. Perché, tra rivolte nelle piazze arabe e sviluppi militari in Libia, emerge forte una questione Sicilia. La riassume bene il vescovo di Agrigento quando dice che l’isola ha vissuto in uno stato di abbandono, dimenticata. Ha ragione. Finora è andata così. I troppi rischi paventati per l’Italia e l’Europa quando si prefigurano scenari di guerra, in Sicilia si sono già realizzati. Basta considerare tre punti.
Primo, la tragedia umanitaria. Profughi che sbarcano ogni notte. Anche al ritmo di un barcone ogni mezz'ora. Migliaia di disperati che dormono sotto il cielo. Pure quando piove. A Lampedusa gli immigrati eguagliano per numero la popolazione residente. Vivono al di sotto di ogni sicurezza. Ma non ci sono le condizioni per risposte adeguate. L'azione di un commissario come Giuseppe Caruso è sobria e forte. Ha messo in luce competenza e carattere. Ma senza fondi e mezzi.
Secondo, il danno economico. Quando un popolo si duplica nell'arco di poche settimane la fisionomia del territorio ne è travolta. Non sappiamo quante prenotazioni siano già venute meno per alberghi e ritrovi turistici. Ma ciascuno può chiedersi chi sceglierebbe di fare le proprie vacanze in posti che hanno visto stravolgimenti tanto radicali. L'economia di un intero territorio è al crollo.
Terzo, il rischio militare e terroristico. Confidiamo che le informazioni diffuse siano giuste. Crediamo al presidente del Consiglio e al ministro della Difesa quando assicurano che Gheddafi non ha armi tanto potenti da colpirci. Non ignoriamo però la fondatezza dell'allarme che il ministro dell'Interno solleva su infiltrazioni terroristiche eventuali. Di ogni rischio, comunque, proprio le coste siciliane costituiscono il primo punto di approdo.
L'Italia è dentro questa guerra malvolentieri. In una situazione difficile. Forse contro i propri interessi. Non poteva tirarsi indietro. Né doveva. Nella regione nord africana una svolta democratica si impone. Per consolidare il futuro della democrazia. Tutto l'Occidente libero ha interesse a questo sbocco. Ma tutto l'Occidente deve condividerne i costi. Allo stesso modo l'Italia non può lasciare che il peso maggiore (quasi esclusivo) si scarichi sull'isola. L'impegno risarcitorio deciso ieri è giusto. Sia mantenuto in tempi e misura adeguati. E siano in questo vigili gli uomini della politica. A cominciare dai siciliani che hanno ruoli importanti nelle istituzioni, nel governo e nelle fila dell'opposizione. Il sicilianismo non c'entra. Ma se la Sicilia, in momenti tanto difficili, sa stare con l'Italia in Italia, l'Italia deve stare con la Sicilia, in Sicilia. La tragedia che si svolge attorno a noi è il migliore banco di prova per verificare in modo proprio quella unità del Paese di cui, in questi giorni, tanto si parla. Qualche volta in modo improprio.

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