Pizzo, espulso Spinnato

All’indomani dell’incendio che distrusse il suo e almeno altri quattro capannoni nell’area industriale di Brancaccio, a Palermo, ammise di avere pagato sotto forma di assunzioni, sconti o provvigioni

PALERMO. All’indomani dell’incendio che distrusse il suo e almeno altri quattro capannoni, ammise candidamente di avere pagato il pizzo sotto forma di assunzioni, sconti o provvigioni. «Ho deciso di trovare una via di mezzo», disse Natale Spinnato, titolare della Spinnato Forni di Palermo, scatenando polemiche e reazioni forti soprattutto da parte di Confindustria. Ieri pomeriggio, a una decina di giorni dal rogo, quelle reazioni si sono materializzate in una proposta di espulsione approvata dai probiviri e trasmessa al direttivo, che adesso dovrà portarla in giunta per la ratifica. «È stato semplicemente applicato il codice etico - spiega il presidente provinciale degli industriali, Alessandro Albanese, che ha sempre avuto posizioni nette contro il racket -. Entro quindici giorni sarà convocata una giunta straordinaria per deliberare la fuoriuscita di Spinnato».
Tra le numerose possibilità - si poteva ad esempio ricorrere al richiamo scritto, alla diffida, all’ammonizione o alla sospensione - i probiviri («in linea con il direttivo», precisa Albanese) hanno scelto dunque la decisione più drastica: «Per noi - aggiunge il presidente di Confindustria Palermo - l’espulsione di un socio rappresenta comunque un fatto traumatico. Per questo vogliamo rivolgergli un ultimo appello: ha quindici giorni di tempo per riflettere. Tenteremo di convincerlo a parlare con le forze dell’ordine. E, se lo vorrà, saremo pronti ad assisterlo e ad accompagnarlo con il nostro rappresentante, Giuseppe Todaro e con l’aiuto di Libero Futuro».
Sul fronte delle indagini, per gli investigatori sembrano esserci pochi dubbi sulla matrice mafiosa dell’incendio. Carabinieri e agenti della Squadra mobile, coordinati dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e dai pm Roberta Buzzolani e Caterina Malagoli - hanno sentito tutti gli imprenditori danneggiati ma senza cavare un ragno dal buco. Tutti, infatti, hanno detto di non avere mai pagato il pizzo e di non avere subìto minacce.
In mattinata la decisione di Confindustria ha ricevuto il plauso di Addiopizzo e LiberoFuturo.

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