Van de Sfroos: “Fiero di essere italiano”

Esce il suo nuovo cd, dopo il successo di Sanremo. Nel singolo in uscita ad aprile anche un po’ di siciliano con Patrizia Laquidara. A maggio concerti a Palermo e Catania

COMO. Un ritmo travolgente, frizzante, allegro è in arrivo. Da oggi esce Yanez, che traduce in cd (etichetta PDT, distribuito da Universal) il successo dell’omonima canzone sanremese di Davide Van de Sfroos di salgariana memoria. Da settimane in cima alle classifiche, la canzone delle Tigri della Malesia in pensione a Cesenatico, ha sancito il successo di questo cantante che ama osare e andare fuori ogni riga. Un artista che si è messo a nudo e ha avuto il coraggio di farlo fuori dagli schemi. Cantante timido e impacciato, ma che sul palco dimostra tutta la sua forza. “Il disco del coraggio”, come lui stesso l’ha definito. Nessuno avrebbe scommesso sul plauso del pubblico, non strettamente comasco. Il suo dialetto laghée ha conquistato l’Italia e l’ha travolta con spirito di allegra spensieratezza. Dal nord al sud, dalla Lombardia alla Sicilia, è in testa alle classifiche di gradimento. A pochi giorni dalla celebrazione dell’Unità d’Italia, questo disco unisce più che mai. “Io mi sento italiano e fiero di esserlo. A me piace l’Italia. Per me - dice Davide Bernasconi, in arte Van de Sfroos - era importante produrre un cd delle emozioni, indipendentemente dalla lingua: ogni verso è vagamente esoterico, nasconde misteri e micro citazioni di storia della musica. C’è un mondo di piccole cose. Ci sono tutto io, ma non solo.”
A tre anni da “Pica”, suo precedente successo, torna alla ribalta, ma senza la volontà di “sanremizzarsi”, anzi. La sua voglia di cantare e produrre testi, prima di tutto. Il dialetto della Tramezzina, “lingua” della piccola striscia di terra della sponda ovest del lago di Como, non come trovata pubblicitaria, ma come scelta spronata dal fascino che suscitano in lui le numerose ed eterogenee realtà linguistiche che compongono il regionale mosaico italiano. In “Dove non basta il mare”, singolo in uscita ad aprile,  Van De Sfroos canta in italiano lasciando agli amici Luigi Maieron, Beppe Voltarelli e Roberta Carreri il compito di esprimersi, rispettivamente, in friulano, in calabrese e in greco. E non manca il siciliano: a cantare in dialetto è la cantante emergente Patrizia Laquidara.
Ed è pronto già il planning del tour che, come da tradizione parte da Locarno in Svizzera il 26 marzo,  e che lo vedrà attraversare l’Italia, fino ad arrivare il 13 e il 14 maggio in Sicilia, precisamente al Teatro Dante di Palermo e Teatro ABC di Catania. Una musica eclettica e varia. A seconda delle canzoni si è lasciato andare, spaziando dal folk rock al country song, dal blues al rock’n ‘roll, all’incrocio tra rock e musica del diavul, con una componente ballad che va dagli anni 70 ai giorni nostri. Sfumature che carpisce da Woody Guthrie, Johnny Cash, Robert Johnson e Jimi Hendrix, punti focali della sua ricerca musicale.
Il disco è un insieme di canzoni romantiche di stampo autobiografico, arrangiate da lui e da Alessandro Gioia e Angapiemage G. Persico: si celebra l’amore in tutte le sue sfaccettature e con tanta umanità. Quindici tracce che travolgono attraverso echi sudamericani che ben si sposano all’atmosfera carnevalesca della baraunda, del  valzerock, fino ad arrivare “alla mazurca e alla polka e il ballo del qua qua”.  Una galleria di personaggi teneri e disperati, donne e uomini, alcuni di ispirazione gaberiana, di quelli che stanno “dall’altra parte del cancello”, per troppi anni relegati in istituti psichiatrici lontano dalla gente “normale”, abbandonati alla loro sofferenza. Un insieme di  emozioni semplici e “popolane”, all’insegna della pace. A chiudere il cd, una canzone che come da tradizione è dedicata a un vento.

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