Mannino, addio al Pid: "Nascerà movimento di ispirazione cattolica"

Si chiamarà Iniziativa popolare, che si rifà ad una vecchia corrente della Democrazia Cristiana. Porte aperte all'Udc e anche a Lombardo, fissando l'obiettivo di farsi trovare pronti per le elezioni del 2013

PALERMO. Dà l’addio ufficiale al Pid e annuncia la nascita di un movimento di ispirazione cattolica che si chiamerà Iniziativa popolare (nome che si rifà alla vecchia corrente dorotea della Dc). Calogero Mannino, rompe gli indugi, apre di nuovo all’Udc e a Lombardo, e fissa l’obiettivo: «Preparare il 2013» data naturale delle elezioni.



Perchè si è conclusa la sua esperienza nel Pid?


«Il Pid non ha mai preso consistenza. È stato purtroppo attraversato dalla conclusione della dolorosa vicenda giudiziaria di Totò Cuffaro, ma più ancora è stato riassorbito dall'esigenza di Berlusconi di organizzare un gruppo parlamentare per fronteggiare l'emorragia dei finiani».



Ma voi siete usciti dall’Udc proprio per restare dalla parte di Berlusconi. Cosa è cambiato?


«Siamo usciti dall’Udc per la presa di distanza di Casini dalla dirigenza siciliana. Malgrado una consolidata collaborazione con Cuffaro, c’è stato un improvviso sussulto di differenziazione. Ma soprattutto Casini sembrava cedere alle lusinghe del Pd. Si delineava la prospettiva del ribaltone».



Lei era contrario. Perchè?.


«Ho pensato, e con me Cuffaro e Romano, che il ribaltone non avrebbe messo in moto il processo di riorganizzazione del sistema politico. Noi abbiamo sempre sostenuto che bisogna superare l’attuale bipolarismo per giungere a un sistema che della regola bipolare rispetti la ragione ma si articoli su forze di indole e natura politica e ideale. Oggi abbiamo soltanto partiti populisti, personali per non dire patrimoniali».



Come si esce da questa crisi della politica?


«Un sistema politico moderno si articola su due forze, come avviene in Europa: i Popolari e i Socialisti. Il punto è, chi deve rappresentare i popolari? Oggi anche per Berlusconi il nodo è arrivato al pettine. Fini ha fatto una scissione e ha scelto di essere il partito di centrodestra che per non definirsi ”autoritario” preferisce chiamarsi ”legalitario”. E ora il partito di Berlusconi deve evolversi».



Come, a suo avviso?


«Ho letto che Dell’Utri invoca la riorganizzazione del partito attorno alla guida di Verdini. Ma so che Formigoni, Fitto, Alfano e Sacconi hanno un pensiero diverso, anche se ancora non scoperto. E c’è anche Scajola, che sta riorganizzandosi non solo per rientrare nel governo».



Come legge questo scenario?


«Piaccia o no, è aperta la questione del superamento del berlusconismo come modalità decisiva della vita politica di questi venti anni. Berlusconi ha rintuzzato l’offensiva ribaltonista, grazie al voto decisivo degli ex Udc siciliani, ma ora deve portare avanti il governo e assicurare un approdo al partito che ha fondato».



Che spazi ci sono per gli ex Dc?


«Il partito di Berlusconi o trova un rapporto con il centro o è con la destra di Fini. O sceglie la strada del popolarismo di ispirazione cristiana o rimane il segmento di un partito populista e radicale di massa. Il Partito popolare per l’Italia di domani doveva essere il primo elemento di riaggregazione. Se Casini fosse andato a sinistra, avremmo rappresentato l’alternativa. Ora che Casini sta recuperando la sua autentica dimensione, insieme avremmo rappresentato un pilastro del nuovo partito popolare».



Che futuro vede per il Pid o per il gruppo dei Responsabili?


«Alle prossime elezioni Berlusconi incoraggerà Miccichè a fare il partito del Sud. E con questo non ci sarà più spazio per il Pid. Al massimo Berlusconi potrebbe offrire al suo ministro, Romano, di andare in lista con Miccichè».



E il suo progetto, qual è?


«Rimango democristiano. Costituirò in tempi brevissimi a partire dalla Sicilia il movimento Iniziativa popolare. E lancerò insieme a esponenti nazionali del mondo cattolico un appello non per fare un nuovo partito ma per cominciare un lavoro con tanti amici di radice democristiana e non. Penso a Sacconi nel Pdl e alla stessa Udc o a Lombardo per preparare il 2013. La mia scelta è oggi, come sempre, per la politica. Del resto per coerenza politica mi è stato fatto pagare un prezzo alto e ingiusto».

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