Due amiche cantano la Sicilia a suon di jazz

E’ appena uscito il disco d’esordio del quartetto capitanato dalla palermitana Laura Lala e dalla castelvetranese Sade Mangiaracina. I testi in lingua inglese e in dialetto siciliano. “Tutto è nato dalla nostra amicizia”

MILANO. Quando alla bravura si unisce anche un innato talento, il risultato è garantito e a colorare il panorama musicale contemporaneo di nuove figure ci si mette proprio poco. Così nasce “Pure Songs” (Jazz Collection/Halidon), disco d’esordio deI LALA MANGIARACINA 4tet, il nuovo combo jazz etno-pop, uscito il 9 marzo scorso. Undici tracce di “pura musica”, improntate al sound jazz e arrangiate tra testo e musica con originalità e intensa musicalità: a guidarle sono la palermitana Laura Lala, voce, e la castelvetranese Sade Mangiaracina, piano. Un dialogo tra due giovani siciliane che si sperimentano in modo diverso per un denominatore comune: la musica e l’improvvisazione jazzistica. Suoni limpidi e puliti del pianoforte di Sade, accolgono la voce ricca di intima sonorità della crooner siciliana Lala. Musica ricca e coinvolgente, ma nello stesso tempo semplice. E di certo molto originale: i testi che accompagnano l’andamento jazzistico sono in lingua inglese e in dialetto siciliano. Idea insolita e strepitosa da ascoltare, dove l’identità siciliana emerge in tutta la sua sonorità, veicolo di interazione e arricchimento.
E risponde così, a Gds.it, Laura Lala, voce calda e suadente e con credenziali di tutto rispetto, trentatreenne che ha già alle spalle la partecipazione a festival jazz di ampio respiro, e che ha come suoi guru Billie Holiday e John Coltraine.

Come è nato questo progetto?
“Come nascono le cose più belle: da un’amicizia. Io e Sade abbiamo vissuto a Roma nella stessa casa per sei mesi e paradossalmente in quel periodo non abbiamo fatto musica insieme. Qualche tempo dopo ci siamo per caso incontrate a un concerto e da lì abbiamo cominciato a frequentarci musicalmente. Lei mi disse che aveva composto delle musiche per me, e io incuriosita le volli ascoltare. Erano perfette. Mi misi subito a trovare parole a quelle note. Fu tutto molto naturale. Litighiamo tantissimo, siamo molto differenti. Ma abbiamo la musica che ci unisce e che ci fa sognare, portandoci nella stessa direzione. E così ci siamo raggiunte. Io ho iniziato con la musica molto dopo rispetto a lei: la differenza di età ci ha aiutato a raggiungerci”.
 
Cosa significa per te “identità” siciliana e in che senso il dialetto siciliano la rappresenta?
“Se vuoi vivere in maniera profonda, devi conoscere te stesso. Sapere che vieni da un certo posto nel mondo. Identità in questo senso: essere coerenti con se stessi, avere più consapevolezza delle nostre origini. Questo non significa non voler andare oltre il proprio essere, ma è proprio guardandoci dentro che si può andare oltre il sé. Io sono palermitana e orgogliosa di esserlo. Cantare in dialetto per me era spontaneo. All’inizio però mi sembrava di proporre un qualcosa di non ordinario, avevo timore e paura che fosse strano intonare un testo nel mio dialetto. Ma il suo suono si intesseva così bene nell’andamento ritmo e melodico, che era troppo gradevole da ascoltare. E non solo per un siciliano. A incoraggiarmi anche musicisti che questo dialetto non lo conoscono e che girano il mondo. A me viene dal cuore e ovviamente lo sento mio: a tramandarmelo è stata mia nonna, i miei genitori lo usavano pochissimo”.

Quindi testi in siciliano e in inglese. Hai accomunato un dialetto e una lingua di respiro mondiale...
“Il siciliano tocca il cuore di tutti, non solo dei miei conterranei. Si compie un atto comunicativo che parte dal profondo del mio cuore. Sade essendo siciliana ha subito sposato ciò. E poi ovviamente l’inglese. Le due lingue convivono. Le cose funzionano solo se hanno un senso”.



Perché “pure songs” per le tue “non solo canzonette” di natura jazz?
“Perché la purezza è la base per un giusto approccio alla vita. E jazz significa soprattutto sincerità, verità, onestà. È la musica del popolo. Ho studiato per tanti anni questa musica democratica e la amo con tutta me stessa.  I suoi suoni ti squarciano in due, facendoti guardare dentro e mettendoti davanti a uno specchio, tirando fuori quello che hai dentro. Con il jazz devi per forza fare così, per essere coerenti con la musica che stai facendo. È lo standard jazz, e con esso non si può mentire. Devi improvvisare partendo dalle tue origini. A Salvatore Bonafede, grande pianista palermitano, va il merito di aver introdotto il fender rhodes nel nostro gruppo, ricalcando la nostra voglia di suonare ab origine. Nel disco c’è anche una traccia composta da lui, ‘Idda’”.

Il brano “S’iddru moru” è l’ensemble di opera lirica e di un canto popolare: Cavalleria Rusticana  e Abballati Abballati. Matrimonio inusuale. Come ti è venuta in mente quest’idea?
“Ero al cinema. Castellitto a un certo punto cita una frase strepitosa presa dal testo di Mascagni e io ne resto esterrefatta. L’opera l’avevo studiata, ma non mi ero mai soffermata a tal punto da coglierne la potenza di queste parole. Così nasce S’iddu moru: quella frase mi colpì al cuore per la sua bellezza e mi sembrò rispecchiare profondamente un modo di essere ‘siciliano’. Tornata a casa scrissi subito un giro armonico per poterla ricantare a mio modo. Per dare movimento al pezzo ho introdotto come ritornello il canto tratto dalla cultura popolare siciliana, Abballati Abballati. Ho liberato le mie emozioni, senza muri o barriere che dividono generi musicali. Così le ho messe insieme con molta semplicità, senza pensare. Solo in questo modo si può dare sfogo a una creatività sconfinata”.

Di “S’iddu moru” è stato realizzato un videoclip per la regia di Paoloreste Gelfo e Giulio Crisante  trasmesso all’interno del TG1 Note di Rai Uno e della trasmissione “Rock is Pop” di Sky  e diventato colonna sonora di un documentario televisivo dal titolo “Lampedusa, terra di mare”.
La formazione al completo è composta da Laura Lala (voce), Sade Mangiaracina (piano), Diego Tarantino (contrabbasso) e Claudio Mastracci (batteria) e il disco gode della straordinaria partecipazione del palermitano Salvatore Bonafede (piano e Fender Rhodes), Piero delle Monache (sax tenore) e Marco Spedaliere (sax soprano).
Il disco “Pure Songs” è stato prodotto dall’etichetta indipendente Jazz Collection a seguito del primo premio vinto dal quartetto all’interno del Saint Louis Jazz Contest 2008.
 “Posso dirlo?”, lo stesso Bonafede nelle liner notes del disco, “Sono stufo dei progetti. La musica è filosoficamente inconoscibile, non un "progetto" che produca comunicati stampa di cui vantarsi, e trovare così qualche scrittura per una stagione, per poi essere dimenticato alla successiva. Pure Songs è una briciola di musica in un mondo spietato”.

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