Imprenditori in piazza a Caltanissetta, a voce alta contro la mafia

Ben venga la manifestazione di oggi. La città potrà contare le sue sane anime ribelli. Tante più saranno, tanto più potente sarà il primo colpo di vanga per quel fossato da scavare fra un futuro di sviluppo e occupazione e un passato di silenzi e connivenze

Il recente rapporto semestrale della Direzione investigativa antimafia non aveva lasciato adito a dubbi: «La mafia nissena - si legge nella relazione - ha perso la sua tradizionale forza militare, preferendo investire sui molteplici business che, di volta in volta, possono produrre importanti profitti». Ed è proprio su questa consapevolezza certificata sul campo che poggia le fondamenta la manifestazione che sindacati e Confindustria hanno voluto per oggi a Caltanissetta. Perché è da tempo ormai un dato inconfutabile che Cosa nostra ha richiamato gli eserciti e riposto le artiglierie della violenza che sfocia nel sangue per provare a insinuare il proprio blob nelle larghe maglie del tessuto produttivo locale. Ancora evidentemente permeabile alle lusinghe della scorciatoia affaristica e del profitto dopato. Né può essere considerato un caso che l’ultima grossa retata antimafia, quell’operazione «redde rationem» che alla fine dello scorso anno ha prodotto oltre venti arresti, abbia smascherato il connubio boss-business, con diramazioni soprattutto nel settore dell’edilizia. Ambito, quest’ultimo, che rimane fra quelli a più alta densità operativa sul territorio nisseno.
Per questo lo slogan «contro la mafia, per il lavoro» appare quanto mai opportuno come vessillo di una manifestazione di piazza che è, prima ancora che operazione mediatica, una fondamentale occasione offerta alla parte sana della società nissena di scavare un ampio fossato fra la propria capacità di crescita e sviluppo e l'insana ingerenza criminale. Non per niente ha ricevuto ampia «benedizione» preventiva da parte dello stesso procuratore Sergio Lari.
Sempre secondo il rapporto della Dia, Cosa nostra in provincia di Caltanissetta continuerebbe a convivere con il gruppo della Stidda, la cui sfera d'incidenza sarebbe in costante ridimensionamento ma in ogni caso ancora pronta ad entrare in affari dai lauti guadagni. Insomma, la sfida non si combatte più sul campo, sulle strade, ma negli uffici del potere politico, nelle stanze degli appalti. Tanto più rigoroso è il rispetto delle regole (al di là della necessità di un alleggerimento normativo e burocratico che allenti il collare della crescita economica), quanto più ardua si fa la capacità di penetrazione della mafia. Teorema che naturalmente travalica i confini nisseni.
A Palermo, per esempio, il nuovo corso nella lotta al racket delle estorsioni ha portato a una ribellione significativa che si spera adesso diventi corale e dunque definitiva. Invece nella vicina Partinico, enclave di una mafia di provincia ancora solida e capace di ricompattarsi dopo anni di faide interne, il silenzio degli imprenditori - più volte polemicamente additato dagli inquirenti e dalle stesse organizzazioni di categoria - è concime efficace per un radicamento di Cosa Nostra ancora molto profondo.
Ben venga dunque la manifestazione di oggi. Caltanissetta potrà contare le sue sane anime ribelli. Tante più saranno, tanto più potente sarà il primo colpo di vanga per quel fossato da scavare fra un futuro di sviluppo e occupazione e un passato di silenzi e connivenze.

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